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Il Washington Post qualche giorno fa aveva anticipato l'intenzione da parte di 30 procuratori generali Usa di avviare un'indagine contro Google per violazioni delle leggi antitrust. A distanza di pochi giorni, l'indagine è stata formalizzata e annunciata da Ken Paxton, procuratore generale dello stato del Texas, fautore di questa iniziativa che arriva a coinvolgere 50 procuratori generali di 48 stati americani. Mancano solo quelli della California e dell'Alabama, ma si aggiungono i procuratori del District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington, e del territorio di Porto Rico. L'indagine si concentrerà principalmente sulle attività pubblicitarie e di ricerca di Google ma, nelle osservazioni dei giorni scorsi, i procuratori generali sembrano essere intenzionati ad estendere l'indagine anche ad altre società, come Amazon e Facebook.

Non era mai successo che 50 procuratori generali, provenienti da 48 stati americani, si unissero per dare vita ad una maxi indagine contro Google. E' quello che è riuscito a fare Ken Paxton, procuratore generale dello stato del Texas, fautore di questa inchiesta, che in una conferenza stampa ne ha la principale motivazione. L'obiettivo è quello di verificare se l'azione del colosso di Mountain View rappresenti una minaccia per la libera concorrenza e la tutela dei consumatori. E proprio su questo aspetto, nel mese di agosto, anche a FTC (Federal Trade Commission ) aveva aperto un'ulteriore inchiesta, chiesto ai responsabili di Google documenti e dati.

"Quando non ci sono più un libero mercato e una libera competizione, questo porta inevitabilmente ad un aumento dei prezzi e a un danno per i consumatori" – ha dichiarato Paxton.

La maxi inchiesta su Google, potrebbe estendersi in tutta la Silicon Valley

Da quello che appare, sarebbe intenzione dei 50 procuratori generali di estendere l'inchiesta anche ad altre società che potrebbero aver violato le norme sull'antitrust. Si parla in primis di Amazon e Facebook. E, a proposito della società di Mark Zuckerberg, il procuratore generale di New York, Letitia James, nei giorni scorsi aveva annunciato un'inchiesta ai danni del colosso di Menlo Park sempre per le stesse motivazioni. "Anche la più grande piattaforma di social media del mondo deve seguire la legge e rispettare i consumatori" – aveva dichiarato.

L'indagine che prende il via ai danni di Google è bipartisan, coinvolge infatti avvocati e procuratori generali di tutti e due gli schieramenti politici americani, mette d'accordo, infatti, i repubblicani con i democratici. E, se fosse vera l'intenzione di mettere sotto inchiesta anche altre aziende oltre Google, allora si potrebbe dire che tutta la Silicon Valley sarebbe nel mirino.