Le aziende cinesi sono una minaccia per la sicurezza nazionale. È questo, in soldoni, quanto si evince dal rapporto finale dell’indagine conoscitiva sulla sicurezza delle telecomunicazioni del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) nel quale si giunge alla conclusione che oltre ad “un innalzamento degli standard di sicurezza idonei per accedere all’implementazione di tali infrastrutture”, potrebbe essere opportuno valutare la possibilità di “escludere le predette aziende dalla attività di fornitura di tecnologia per le reti 5G”.

Il Copasir conferma la linea di Trump

In sostanza il messaggio lanciato dal Copasir è chiaro: la sicurezza della rete non può essere sottoposta a ragioni commerciali. "Il Comitato" – si legge nelle conclusioni del rapporto – "non può pertanto che ritenere in gran parte fondate le preoccupazioni circa l’ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G”.

E nonostante le rassicurazioni in merito alla cybersicurezza arrivate da una delle aziende leader del settore, il colosso di Shenzen Huawei, il rischio sottolineato dagli Stati Uniti d'America e dall'intelligence di diversi Paesi europei in merito ad alcuni legami diretti con il Partito comunista cinese e allo spionaggio industriale, viene dunque certificato anche dal Copasir, la cui indagine presieduta dall'’ex sottosegretario alla Difesa della Lega Raffaele Volpi giunge al termine con una conclusione decisamente netta.

“In proposito, il Comitato ritiene di sottolineare che le pur significative esigenze commerciali e di mercato, che assumono un ruolo fondamentale in una economia aperta, non possono prevalere su quelle che attengono alla sicurezza nazionale, ove queste siano messe in pericolo” – si legge nel rapporto – “Non si ritiene pertanto di condividere le valutazioni espresse da molti degli operatori ascoltati in audizione secondo i quali i rapporti e la interconnessione con le aziende cinesi sarebbero ormai tali da non consentire interventi limitativi della presenza di queste ultime nell’assetto delle infrastrutture di rete del nostro Paese, e ciò anche con riferimento alla rete 5G”.

La risposta di Huawei: accuse da dimostrare

Sovente, poco dopo la pubblicazione del rapporto del Copasir, è arrivata la risposta di Huawei che, tramite un portavoce, ha sottolineato di essere un'azienda privata al 100% e di seguire la legge italiana per tutte le operazioni inerenti al territorio.

"Huawei è a conoscenza del contenuto del rapporto annuale di Copasir. Huawei ha sempre sottolineato che il dibattito sulla cyber security dovrebbe essere basato sui fatti e ha chiesto di dimostrare le accuse mosse all’azienda. Fino ad ora non sono state fornite prove. Considerando che in 30 anni di storia dell’azienda nel settore ICT, non si sono verificati incidenti relativi alla sicurezza delle reti, Huawei crede fermamente che qualsiasi accusa contro di essa sia motivata puramente da ragioni geopolitiche.

Huawei è una società privata al 100% e Huawei Italia si attiene alla legge italiana. Nessuna legge cinese impone alle società private cinesi di impegnarsi in attività di cyber-spionaggio. Gli avvocati di Clifford Chance, uno studio legale globale con sede a Londra, hanno concluso che la legge cinese non conferisce a Pechino l’autorità di obbligare i fornitori di apparati di telecomunicazioni a installare backdoor o dispositivi di ascolto o ad assumere comportamenti che potrebbero compromettere la sicurezza della rete. A causa della natura globale della catena di approvvigionamento, escludere un’azienda in base a dove si trova il suo headquarter, non garantisce maggiore sicurezza alle infrastrutture.

Huawei comprende le preoccupazioni dei regolatori europei e italiani sulla sicurezza informatica. Un’Europa e un’Italia aperte, digitali e prospere richiedono un ambiente digitale sicuro e affidabile che risponda alle sfide di oggi e di domani. Pertanto, Huawei è aperta a collaborare con tutte le entità governative e fornire tutte le garanzie necessarie per consentire agli operatori di implementare rapidamente le reti 5G".