Spesso si parla di obsolescenza programmata legata agli smartphone, citando una supposta volontà da parte dei produttori di inserire a priori una "data di scadenza" entro la quale il dispositivo smette di funzionare correttamente e spinge il consumatore ad acquistare un nuovo modello. In realtà, però, se da un lato nel settore degli smartphone non è mai stato dimostrato nulla, non si può dire lo stesso in quello degli elettrodomestici. Dove l'obsolescenza programmata si presenza in molteplici vesti. Vi è mai capitato di avere a che fare con un elettrodomestico da riparare? Probabilmente sì e di certo vi sarete scontrati con un grande problema: i ricambi non esistono più o sono molto difficili da recuperare.

È questa l'obsolescenza programmata, un approccio che spinge gli utenti a scegliere di non riparare l'oggetto ma di sostituirlo completamente. Un elemento che ora l'Unione Europea vuole frenare proponendo il "diritto di riparare", un movimento ormai internazionale che vuole spingere in direzione di approcci più favorevoli verso i clienti. Gli emendamenti al pacchetto Ecodesign – una direttiva 2009/125/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio in vigore dal 2018 – prevedono infatti anche alcune modifiche per la questione dell'obsolescenza programmata. In breve, l'Ue vuole spingere le aziende a rendere più semplice la riparazione dei prodotti, un elemento che non fa bene solo alle tasche dei clienti ma anche all'ambiente.

Per raggiungere questo scopo l'UE vuole obbligare i produttori a garantire la presenza di pezzi di ricambio per un minimo di 7/10 anni e con tempi di spedizione di massimo 3 settimane, con una particolare attenzione per elettrodomestici come lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi. Infine, l'UE vorrebbe agevolare anche la riparazione fai da te, informando gli utenti su come ripararsi gli apparecchi e mettendo in atto normative che evitino la spedizione dei pezzi di ricambio solamente ai riparatori professionisti.