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Occupy Obama, il profilo Google+ del Presidente USA parla cinese

Una falla nel sistema di sicurezza che filtra i contenuti aldilà della Grande Muraglia ha reso visibile il profilo del presidente americano sulla piattaforma social di Google. Centinaia di attivisti cinesi ne hanno approfittato per lasciare messaggi di aiuto e speranza al premio Nobel per la pace e i commenti non sono stati rimossi dallo staff presidenziale.
A cura di Angelo Marra
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Pensare di poter controllare in maniera capillare una nazione-continente di oltre un miliardo di persone può apparire forse un po' pretenzioso, eppure la censura in Cina rappresenta uno degli esempi di maggiore efficacia in tal senso. Nonostante la vastità del territorio e la popolazione più grande al mondo, il paese orientale da sempre opprime il proprio popolo limitandone ogni forma di comunicazione, prima tra tutte ovviamente la rete. Contro la muraglia cinese ci hanno sbattuto il muso giganti come Google e Facebook, potenze che da sole potrebbero finanziare una guerra ma che, nonostante l'atteggiamento fin troppo accondiscendente, si trovano tutt'ora escluse dal più grande mercato del pianeta.

Ciò dimostra l'intransigenza della dittatura comunista in Cina, che cerca in ogni maniera di isolare il proprio paese e privarlo di quel contatto con idee di libertà e democrazia che in qualche maniera finirebbero per minare la base del consenso al Partito. Anche la rete più fitta però a volte ha qualche buco e per un popolo schiacciato dalla repressione queste falle rappresentano una via di fuga, una valvola di sfogo per esprimere rabbia, esasperazione ma anche speranza per il futuro. L'American Way of Life e il suo sogno di libertà del resto esercita ancora un certo fascino in quelle zone del pianeta dove non ha ancora dimostrato i suoi nefasti risvolti e per una nazione costretta a vedere le proprie libertà gestite in maniera medioevale, gli USA e il loro Presidente Barack Obama rappresentano un modello a cui ispirarsi e una speranza per un domani migliore.

Cosa succede quindi se per errore della censura una piattaforma come Google+, vietata in Cina, risulta improvvisamente raggiungibile dagli utenti? Il minimo è che oppositori politici del regime, attivisti per i diritti umani o semplici cittadini cinesi ne approfittino per mandare messaggi all'esterno chiedendo un intervento della comunità internazionale perchè si adoperi per una politica più libera nel continente asiatico. Quale migliore bersaglio quindi del profilo di Barack Obama per guadagnare visibilità e al tempo stesso rivolgersi all'unico uomo in grado di (provare a) intervenire in merito? E così la pagina personale del presidente sulla piattaforma social di Google, inaugurata per la campagna elettorale, è stata letteralmente invasa da messaggi in cinese, di forme diverse ma dai contenuti pressoché simili.

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Il leitmotiv è uno e uno solo, la richiesta di un intervento diplomatico degli Stati Uniti perchè spingano il governo cinese ad un cambio di rotta in merito alla questione delle libertà. Non si tratta quindi di una semplice provocazione o di una dimostrazione nei confronti della dittatura di quanto sia penetrabile la censura, quanto una vera e propria richiesta di aiuto da parte di un popolo ormai al limite della sopportazione, realizzata con quei pochi mezzi sfuggiti alla repressione della censura. Il Governo di Pechino non ha espresso giudizi rispetto all'evento ma l'imbarazzo da parte dell'establishment cinese è comprensibile, visti anche i rapporti incrinati con la presidenza USA a causa della questione tibetana.

L'episodio dimostra comunque che la volontà di un popolo non può essere tenuta per sempre sotto il peso schiacciante del tallone di ferro del potere, aldilà del criminale impegno da parte della dittatura di imbavagliare e monitorare costantemente la rete . Non c'è muraglia grande o piccola che possa contenerla e sicuramente episodi del genere accadranno sempre più frequentemente nel prossimo futuro.

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