Facebook contro l'Unione Europea sulla privacy. Il colosso dei social network ha fatto causa all'UE accusandola di aver invaso la privacy dei suoi dipendenti, presentando presso il Tribunale del Lussemburgo un ricorso relativo alle indagini di Bruxelles in ambito antitrust. Secondo l'azienda di Mark Zuckerberg, le richieste delle autorità sarebbero eccessive rispetto alla portata delle indagini, che nascono per analizzare le modalità di raccolta dei dati di Facebook a scopo di lucro e la sezione "Marketplace" del portale, indagata per potenziale vantaggio sleale.

Dall'inizio delle indagini, avviate lo scorso marzo, il social network ha consegnato all'UE 1,7 milioni di pagine appartenenti a 315.000 documenti, comprese email interne. Elementi che alla Commissione non sarebbero bastati e ai quali sono seguite successive richieste che hanno spinto l'azienda a presentare ricorso. Le autorità avrebbero chiesto a Facebook tutti i documenti comprensivi di circa 2.500 parole chiave come "grande domanda", "gratis", "non va bene per noi" e "shutdown". Una richiesta che l'azienda ha definito "troppo ampia" e che finirebbe per includere informazioni personali dei dipendenti.

"La natura eccezionalmente ampia delle richieste della Commissione significa che saremmo tenuti a consegnare documenti in prevalenza irrilevanti, che non hanno nulla a che fare con le indagini della Commissione, tra cui informazioni personali altamente sensibili come informazioni mediche dei dipendenti, documenti finanziari personali e informazioni private sui familiari dei dipendenti" ha commentato Tim Lamb, un avvocato di Facebook. "Riteniamo che tali richieste debbano essere esaminate dai tribunali dell'Ue". La Commissione europea ha risposto spiegando di voler difendere le sue azioni in tribunale. Questo anche perché un'eventuale vittoria di Facebook rallenterebbe le indagini nei prossimi mesi.