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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta per fare causa a Google: per il governo statunitense quello della casa di Mountain View nel settore delle ricerche online è un monopolio illegale, che ostacola lo sviluppo della concorrenza in un settore cruciale per il progresso tecnologico. Alle spalle del Dipartimento di Giustizia si sono schierati i governatori di 11 stati del Paese, in una battaglia che rappresenta una delle azioni antitrust più significative degli ultimi decenni.

Alla base dell'azione della giustizia USA c'è la volontà di proteggere gli interessi di tutti i potenziali utenti e partner pubblicitari dei motori di ricerca online: Google — è la tesi dell'accusa — esercita sul mercato un potere talmente vasto da limitare la possibilità che possa emergere un concorrente in grado di contenderle il ruolo di numero uno del settore.

Concorrenza tagliata fuori

La casa di Mountain View soddisfa attualmente circa l'80 percento delle ricerche online effettuate negli Stati Uniti, attaverso gli smartphone Android, il browser Chrome, l'Assistente Google e numerosi altri prodotti e servizi come ad esempio il browser Safari onnipresente sui prodotti Apple. Ancora oggi infatti Google paga alla casa di Cupertino miliardi di dollari per mantenere il suo motore di ricerca come predefinito sui software di iPhone, iPad e Mac.

Non tutte le aziende possono permettersi di controllare un numero simile di canali di distribuzione per un servizio come la ricerca online. E dal momento che questa tipologia di algoritmi si fa più affinata e competitiva con l'aumentare delle persone che la usano, i concorrenti di Google sono tagliati fuori già in partenza, condannati a offrire servizi meno precisi nel trovare online esattamente ciò che i consumatori cercano.

Meno scelta per consumatori e inserzionisti

La conseguenza naturale dello scenario dipinto all'interno della causa intentata a Google è che i consumatori continuino a scegliere proprio la piattaforma offerta dalla casa di Mountain View, condannando così la concorrenza a ruoli marginali o nulli. Il problema è che con la sparizione di una vera concorrenza, i consumatori stessi restano condannati ad avere sempre meno scelta in fatto di motori di ricerca; inoltre, gli inserzionisti pubblicitari che devono scegliere su quali portali e prodotti far apparire i propri annunci sono parimenti costretti a sottostare alle condizioni e ai prezzi del soggetto dominante nel settore.

Cosa c'è in gioco

Nel mirino del Dipartimento di Giustizia ci sono gli accordi stretti da Google con Apple ma anche quelli sottoposti ai produttori di smartphone affinché utilizzassero i prodotti e i servizi Google all'interno di dispositivi che ora sono nelle mani di miliardi di persone in tutto il pianeta. Per Google la causa intentatale muove da presupposti profondamente sbagliati; per l'accusa, fermare il monopolio dell'azienda non rappresenta solo un dovere in fatto di salvaguardia dei diritti dei consumatori, ma anche un passo necessario a evitare di affossare l'innovazione nel Paese. "Se il governo non applica le leggi antitrust per fermare Google — ha dichiarato il procuratore generale aggiunto Jeffrey A. Rosen — gli americani potrebbero non vedere mai più un'altra Google".