9 Giugno 2021
14:14

Perché Instagram ti mostra ciò che vedi, spiegato dal capo del social

In questi giorni il numero uno dell’app, Adam Mosseri, ha raccontato per sommi tratti quali sono gli aspetti che il social prende in considerazione per preferire un contenuto rispetto a un altro. L’algoritmo di Instagram prende in considerazione migliaia di segnali relativi a ogni singola foto o video caricati, per prevedere se gli utenti li apprezzeranno o no.
A cura di Lorenzo Longhitano

Instagram viene usato in modo diverso da tutti, ma una fetta non indifferente dei suoi utenti pubblica contenuti con l'esplicito obbiettivo di mostrarli a più persone possibile, che siano amici, fan o completi sconosciuti. Pubblicare una foto e un video non raggiunge però sempre gli stessi risultati: il social utilizza infatti algoritmi molto complessi per decidere se un contenuto va mostrato prima o dopo nell'infinita lista di immagini e clip proposta a ogni singolo utente. In questi giorni il numero uno dell'app, Adam Mosseri, ha raccontato per sommi tratti quali sono gli aspetti che il social prende in considerazione per preferire un contenuto rispetto a un altro.

Gli elementi chiave di un post

Ogni contenuto viene innanzitutto classificato in base a migliaia di segnali o caratteristiche che lo riguardano. Si parte innanzitutto dalla popolarità del post — ovvero quante persone lo hanno già apprezzato; si passa poi ai dati tecnici come durata, data e luogo di pubblicazione; le informazioni sull'autore sono infine un altro tassello fondamentale, e nella fattispecie viene preso in considerazione quanto gli utenti del social hanno interagito di recente con chi ha pubblicato il contenuto. L'algoritmo prende inoltre in considerazione le attività dell'utente al quale sta mostrando il suo feed di contenuti: dai post apprezzati alle volte in cui ha interagito direttamente con chi ha pubblicato la foto o il video in via di valutazione.

Il punteggio di Instagram

Instagram registra queste informazioni in pochissime frazioni di secondo e le usa per elaborare un modello statistico incentrato sulle probabilità che l'utente interagisca con il contenuto in esame: se il contenuto ha buone probabilità di generare un like, ottiene un bonus; se potrebbe addirittura provocare un commento, viene preso ancora più in considerazione. Tutti i post da proporre a un dato utente vengono ordinati in base al punteggio ottenuto in questo processo fulmineo e dietro le quinte.

I punti oscuri e lo shadowbanning

Mosseri ha dato spiegazioni leggermente diverse per ciascuna sezione dell'app — dalla schermata principale ai Reel, passando per la sezione Esplora — ma in realtà non è entrato troppo nel dettaglio del processo. Da una parte ha senso che l'azienda tuteli la segretezza dei suoi algoritmi, per evitare che chi pubblica contenuti su Instagram tenti di imbrogliarli. D'altro canto però sono effettivamente troppi i possibli parametri di valutazione dei singoli post che restano poco chiari e potrebbero portare uno o più contenuti a finire sotterrato da centinaia di altri.

Il tema dell'opacità degli algoritmi di promozione dei contenuti social non è un'esclusiva di Instagram, e non è secondario: in una piattaforma subissata da milioni di foto e video ogni giorno, la censura non si pratica solamente rimuovendo i contenuti, ma anche solo lasciando che tutti gli altri li inghiottano. A questo proposito il numero uno dell'app ha trattato brevemente il tema dello shadowbanning — un termine con il quale si descrive generalmente una procedura di penalizzazione dei contenuti di un utente, senza che a fronte sia stata violata alcuna regola o comminata alcuna sanzione — limitandosi però a promettere però che i moderatori si impegnano a essere più trasparenti sulle motivazioni che li portano a cancellare foto e video che violano le regole.

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