L'app Immuni è stata scaricata già 2 milioni di volte ma sono ancora molti coloro che non si fidano del tutto del sistema, nel timore che l'utilizzo dell'app possa violare la loro privacy. Per rassicurare i più scettici può essere utile un interessante confronto che sta circolando in Rete in queste ore, e che paragona le funzioni del telefono utilizzate da Immuni a quelle richieste invece da un'app ancora più diffusa, ovvero Facebook. Il risultato è impietoso e del tutto a favore dell'app del governo.

Il raffronto in effetti è chiaro anche per chi non è pratico di informatica, e si riferisce alle informazioni relative alle due app così come sono presenti sul Play Store di Google (ma lo stesso avviene sull'App Store di iOS). Gli sviluppatori di app per iOS e Android sono tenuti a dichiarare in anticipo quali permessi il loro software intende richiedere al telefono, in una lista che risulta così consultabile prima della vera e propria installazione dell'app.

Da una parte c'è Immuni, che per funzionare chiede solamente di accedere a Internet, avviarsi da sola dopo l'accensione del telefono, usare il bluetooth per comunicare comunicare i codici ai dispositivi vicini e disattivare lo standby. Le motivazioni alla base di queste richieste sono state tutte spiegate dagli sviluppatori e dagli osservatori esterni che hanno visionato il codice sorgente dell'app, e non destano preoccupazioni.

Dall'altra parte c'è Facebook, la cui lista di richieste eccede addirittura lo spazio di una intera schermata del telefono. Certo il software di Zuckerberg è più complesso, e in fondo è la porta d'accesso a una piattaforma social dove la condivisione dei dati è il fulcro dell'esperienza. D'alto canto però l'app mette le mani in ogni aspetto dello smartphone: dalla fotocamera alla lettura dei contatti telefonici, passando per il microfono, per la scrittura e la lettura di dati, la lettura di eventi nel calendario, il download di file e molto, molto altro.

Tutti coloro che sentono la riservatezza dei propri dati minacciata dall'app Immuni dovrebbero per prima cosa rimuovere Facebook dai propri smartphone, ma lo stesso vale per la maggioranza delle app probabilmente installate sulla maggior parte dei dispositivi: dai servizi Google ai software per la navigazione online, passando ovviamente anche dagli altri social e dalle piattaforme di messaggistica. Insomma, per come è progettata, Immuni non può essere una minaccia per la privacy; perfino il garante preposto già dato il semaforo verde sull'installazione.

Dell'utilità e dell'efficacia della piattaforma si potrà invece discutere a partire dai prossimi giorni. Dopo le prime giornate di disponibilità su Play Store e App Store, l'app ha debuttato ufficialmente oggi: il servizio di tracciamento dei contatti è stato attivato e il sistema è pronto a funzionare a dovere — almeno nelle prime regioni che aderiscono alla sperimentazione.