tiktok rapporto trasparenza

TikTok, la popolare app che ha infiammato il 2019, ha pubblicato il suo primo rapporto sulla trasparenza, relativamente alla prima metà dell'anno appena passato. Dal rapporto si evince che le richieste maggiori di rimozione dei contenuti non arrivano dalla Cina, che non compare tra i paesi con le maggiori richieste, ma arrivano dall'India, dove sono state 107. Si nota l'assenza della Cina dal rapporto e questo perché, in effetti, TikTok non è presente nel paese natale di ByteDance, la società che ha dato vita all'app dalle ceneri di musical.ly. La stessa ByteDance in Cina ha realizzato un'altra app identica chiamata Douyin, ma non è la stessa cosa di TikTok. O per lo meno non ne condivide i contenuti né i server. Questo spiega l'assenza della Cina dal report. Dopo l'India, la richiesta maggiore di rimozione di contenuti arriva dagli Usa con 89 richieste. Dall'Italia ne sono arrivate 3.

TikTok è ormai un fenomeno planetario e dopo aver infiammato il 2019 è molto probabile che farà lo stesso anche nel 2020. Intanto, negli ultimi giorni dell'anno ha reso pubblico il suo primo rapporto sulla trasparenza e c'era molta attesa per i risultati. Il 2019 per TikTok, al di là del grande successo ottenuto un po' ovunque, non è stato comunque un anno semplice per via dei tanti problemi che l'app ha registrato negli Usa, problemi molto legati alla guerra commerciale tra Usa e Cina, e anche in altri paesi come l'India che ha più volte sospeso l'utilizzo dell'app durante l'anno.

Ecco perché non sorprende che le richieste maggiori di rimozione dei contenuti provengano, nella prima metà del 2019, proprio dall'India. Dal paese asiatico nei primi sei mesi del 2019 sono arrivate 107 richieste, di cui 8 richieste di emergenza, e la segnalazione di 143 account. TikTok fa sapere di aver risolto il 47% delle richieste che provenivano dall'India.

TikTok non è presente in Cina

Quello che certamente si nota dal rapporto è l'assenza della Cina. In effetti, TikTok non è presente nel paese natale di ByteDance, la società che ha dato vita all'app dalle ceneri di musical.ly. La stessa ByteDance ha realizzato per la Cina un'altra app chiamata Douyin, 抖音, letteralmente "scuotendo il suono" in cinese, che non è la stesa cosa di TikTok. O meglio, non lo è sulla carta, perché anche Douyin offre agli utenti la possibilità di creare, modificare e condividere brevi video, spesso con musica di sottofondo. Ma Douyin è disponibile sono negli store cinesi, mentre TikTok è presente all'interno di Google Play e dell'Apple Store nel resto del mondo. E poi, sebbene dal punto di vista grafico e del layout sembrino molto simili, in realtà le due app funzionano su sistemi completamente separati e non interagiscono assolutamente tra loro. Questo spiega perché la Cina non sia presente all'interno del rapporto. Un elemento che peraltro contribuisce ad allontanare parte della pressione che l'associazione con la Cina ha portato sull'app nell'ultimo anno. Per quanto riguarda Douyin, l'azienda non ha rilasciato un rapporto di trasparenza simile.

Dopo l'India, tra i paesi che hanno effettuato il maggior numero di richieste di rimozione di contenuti su TikTok, nella prima metà del 2019, a seguire troviamo gli Usa. E anche questa non è una sorpresa visto il difficile anno per TikTok negli Stati Uniti che nei giorni scorsi hanno anche vietato l'uso dell'app anche all'esercito. Dagli Stati Uniti sono arrivate 89 richieste, di cui 11 d'emergenza, e la segnalazione di 255 account. TikTok fa sapere di aver soddisfatto l'86% delle richieste, è la percentuale più alta che si riscontra nel rapporto.

Altre richieste sono arrivate dal Giappone (28 con il 21% di soddisfazione), Germania (12 richieste con il 25% di soddisfazione), Norvegia (11 con il 33% di soddisfazione). Dall'Italia sono arrivate 3 richieste, con la richiesta e la rimozione di un solo account.