Quasi chiunque sappia usare un computer al giorno d'oggi sa cosa sia Photoshop, anzi: il programma di fotoritocco sviluppato da Adobe è un esempio di software diventato talmente famoso da essere conosciuto anche da chi non lo usa direttamente — quasi al pari del pacchetto Office di Microsoft, con Word, Excel e Powerpoint. Probabilmente però non altrettante persone conoscono la storia delle sue origini, e in particolare il fatto che Photoshop è nato nell'ormai lontano 1990, proprio il 19 febbraio. Oggi il software compie infatti 30 anni, durante i quali è rimasto sostanzialmente sempre all'avanguardia del fotoritocco digitale. A dimostrarlo ci sono le immagini della versione 1.0, dedicata esclusivamente ai computer Macintosh, riesumata e portata su YouTube direttamente da uno degli sviluppatori originali.

La gestazione di Photoshop ha avuto inizio in realtà nel 1987 quando l'ingegnere informatico Thomas Knoll ha iniziato a lavorare insieme al fratello John su un programma dedicato alla modifica di immagini su schermo; la passione per il fotoritocco era stata tramandata loro dal padre che in casa aveva allestito una camera oscura, e con la loro opera i due hanno sostanzialmente creato una versione digitale di quell'ambiente che fosse utilizzabile da chiunque, mentre le soluzioni disponibili ai tempi richiedevano macchine potenti e specializzate, e l'utilizzo da parte di un operatore.

Adobe Systems ha acquisito la licenza del software pochi mesi dopo e il 19 febbraio del 1990 è stata pubblicata la prima versione ufficiale per sistemi Macintosh al prezzo di 895 dollari. Nella clip pubblicata ormai diversi anni fa su YouTube, John riprende in mano proprio quel Photoshop 1.0 per ripetere una delle dimostrazioni del prodotto che ai tempi era abituato a fare per esaltarne le potenzialità davanti ad aziende e potenziali partner, quando ancora Photoshop non si vendeva praticamente da sè.

Gli strumenti utilizzati nella dimostrazione sono tra i più semplici, ma al contempo restano alcuni dei più utilizzati ancora oggi: lazo e bacchetta magica sono funzioni per la selezione manuale e automatica di porzioni di immagini che i grafici odierni conoscono ancora molto bene, dovendoli utilizzare centinaia di volte al giorno. Partendo da qui vengono mostrati spostamento e copia degli elementi selezionati — altre fondamenta del fotoritocco che sorprende vedere già così ben implementate 30 anni fa. Questi strumenti impreziosiscono una solida base composta da pennelli e gomme, da algoritmi per la modifica dei colori efficienti e affidabili e molto altro, che hanno reso da subito Photoshop un punto di riferimento per la comunità del fotoritocco digitale.

Oggi il nome del software è diventato sinonimo stesso di fotoritocco ma il suo sviluppo non è terminato. Gli sviluppatori sono diventati centinaia e i loro sforzi si sono concentrati su due aspetti principali: da una parte lo stoccaggio dei materiali in cloud per permettere agli utenti di lavorare sulle foto da qualunque piattaforma e luogo; dall'altra lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale che possano automatizzare le operazioni più frustranti e rendere possibili modifiche che svolte manualmente risulterebbero ardue o estremamente laboriose.