16 Agosto 2019
11:52

Questa app aiuta i non vedenti a orientarsi videochiamando dei volontari

Be My Eyes conta su una rete di più di 2.000.000 di volontari della quale è facile entrare a fare parte. Ipovedenti e non vedenti inviano una richiesta d’aiuto, e l’app la inoltra all’intera rete: il primo volontario disponibile utilizza il punto di vista dell’altro dispositivo per descrivere i dintorni a chi ha bisogno.
A cura di Lorenzo Longhitano

Le fotocamere che adornano i nostri smartphone hanno decine di utilizzi per lo più legati alla creatività e all'intrattenimento, ma sanno anche essere elementi veramente utili nella vita di tutti i giorni. L'esempio più nobile arriva da Be My Eyes, un'app dedicata a ipovedenti e non vedenti che permette loro di mettersi in contatto con utenti sconosciuti e chiedere a questi ultimi di aiutarli a distanza con operazioni quotidiane che risulterebbero altrimenti impossibili.

Disponibile da qualche anno per Android e iOS, alla base Be My Eyes è un software per le videochiamate che in fase di installazione chiede agli utenti di identificarsi come ipovedenti o volontari: i primi possono inviare richieste d'aiuto al sistema quando necessario; i secondi mantengono l'app attiva sullo sfondo e possono ricevere di quando in quando una richiesta di comunicazione da uno degli utenti bisognosi.

Il valore aggiunto fornito da Be My Eyes rispetto a una comune app per le videochiamate è proprio la rete di comunicazione che mette in contatto decine di migliaia di ipovedenti e non vedenti con 2,7 milioni di volontari in tutto il mondo. Quando un utente invia una chiamata, Be My Eyes la inoltra in sequenza a tutti i volontari che al momento sono online in tutto il mondo e parlano una delle lingue compatibili con la richiesta di aiuto: il primo a rispondere presterà i propri occhi all'interessato per la durata della sessione.

Nel corso della videochiamata l'ipovedente o non vedente utilizza lo smartphone per inquadrare i dintorni, mentre il volontario racconta a voce ciò che vede e aiuta il suo interlocutore nei compiti più disparati: può trattarsi di riconoscere la data di scadenza impressa su un prodotto alimentare, di leggere le istruzioni d'uso di un elettrodomestico, trovare oggetti perduti, di aiutare a orientarsi in un luogo poco conosciuto descrivendone i dintorni o di molto altro.

Ad oggi sono molte le aziende che stanno tentando di sviluppare sistemi di machine vision capaci di fare la stessa cosa ma utilizzando l'intelligenza artificiale: alcuni riconoscono già gli oggetti inquadrati, altri possono leggere ad alta voce eventuali documenti e i più sofisticati possono fare una descrizione sommaria dei dintorni. C'è però ancora moltissima strada da fare prima che questi sistemi siano veramente capaci di funzionare in autonomia e per la maggior parte delle persone. Be My Eyes al momento è la soluzione migliore a questo tipo di problemi: è facile da usare, le sessioni durano in media meno di cinque minuti e l'aiuto che rende possibile dare cambia la vita delle persone coinvolte, da entrambe le parti.

Questo bastone intelligente aiuta gli ipovedenti con Google Maps
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Su Google Maps arriva la modalità di navigazione per non vedenti
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