Le preoccupazioni sul coronavirus di origine cinese arrivato di recente anche in Italia hanno avuto inizio verso l'inizio dell'anno, e per la precisione tra il 6 e il 9 di gennaio, quando cioè la CDC statunitense e l'OMS hanno diramato le prime note riguardanti la comparsa del nuovo tipo di contagio fino a quel momento mai documentato. A quanto pare però l'esistenza del morbo era già stata rilevata da un sistema di intelligenza artificiale con più di una settimana di anticipo rispetto alle organizzazioni più preparate al mondo in questo tipo di emergenze.

A riportarlo è stata la testata statunitense Wired in questi giorni raccontando la storia di BlueDot, un'azienda canadese che ha sviluppato un algoritmo di machine learning appositamente addestrato a intercettare in anticipo i segni di potenziali nuove epidemie in tutto il mondo, utilizzando fonti di ogni tipo: dai comunicati ufficiali ai report sulle epidemie animali, passando anche per le notizie dei quotidiani locali.

La soluzione escogitata da BlueDot ha permesso di identificare la una nuova epidemia già il 31 dicembre ed è basata su più elementi. Un sistema di raccolta fa incetta di fonti tralasciando solamente i social network, mentre altri algoritmi si occupano di tradurre il materiale ottenuto in lingua inglese e di evidenziare in automatico al loro interno i riferimenti alla diffusione di malattie, producendo un rapporto dettagliato nel caso in cui i dati puntassero tutti a una potenziale nuova epidemia.

La documentazione così ottenuta viene passata al vaglio dagli epidemiologi in forze all'azienda, che traggono le loro conclusioni sulla pericolosità o meno dei fenomeni evidenziati dagli algoritmi. I risultati vengono inoltrati ai governi, agli ospedali e alle organizzazioni che usufruiscono dei servizi di BlueDot, mentre sistemi i ausiliari dell'azienda raccolgono altre informazioni — come quelle sull'emissione di biglietti aerei relativi ai voli in partenza dalle aree colpite — per prevedere in quali direzioni potrebbe diffondersi il contagio.

La soluzione si presenta rapida perché parzialmente automatizzata, ma soprattutto perché non necessita di conferme ufficiali che a volte possono essere tardive. Nel caso della SARS, nel 2002, gli ufficiali cinesi tennero nascosta l'esistenza del virus per diverso tempo rallentando la risposta globale alla comparsa dell'epidemia, e in questi giorni c'è il sospetto che il governo cinese abbia compiuto qualcosa di simile anche con il coronavirus.