Sul social network fotografico Instagram ormai sono numerosi gli utenti dal grande seguito che utilizzano la propria popolarità per pubblicizzare prodotti di bellezza dietro compenso. Trucchi, creme e trattamenti per il viso sono al centro dell'attività sponsorizzata di migliaia di influencer e microinfluencer, i quali però a volte non sono perfettamente trasparenti nei loro consigli. Online infatti non mancano esempi di utenti che nel farsi testimonial di prodotti di bellezza si mostrano però modificati da filtri fotografici che ne alterano l'aspetto fisico. Ebbene presto l'operazione non sarà più possibile ovunque nel mondo: nel Regno Unito l'ASA – l'organizzazione di autoregolamentazione del settore pubblicitario – ha intimato a brand e influencer di non mostrare più sui social comunicazioni relative a prodotti di bellezza unite all'applicazione di filtri che alterano l'aspetto fisico dei soggetti protagonisti.

La norma è nata da una campagna social avviata ormai l'anno scorso da una influencer, la modella e makeup artist Sasha Louise Pallari. Battezzata #Filterdrop, l'iniziativa mirava a sensibilizzare gli utenti di Instagram e l'opinione pubblica sull'effetto tossico dell'utilizzo incontrollato dei filtri fotografici. Queste modifiche – è il fulcro della campagna – smussano peculiarità naturali del corpo e in particolare della pelle, facendole passare per imperfezioni delle quali liberarsi. Da qui parte un circolo vizioso che porta un numero sempre maggiore di utenti ad utilizzare queste misure di ritocco digitale automatiche e contemporaneamente a sentirsi inadeguati per non poter apparire naturalmente come invece si mostrano conoscenti, amici e influencer sul social.

Si tratta di un meccanismo già noto a studiosi, ricercatori e perfino medici, nel quale però con il tempo si sono inseriti anche brand e influencer del settore beauty. Ecco perché Pallari si è rivolta all'ASA affinché intervenisse dove possibile. Il risultato sono norme non vincolanti, ma forti raccomandazioni che spingeranno i soggetti attivi nel settore nel Regno Unito a "non applicare filtri pensati per esagerare l'effetto dei prodotti promossi, anche se il nome del filtro è presente nei contenuti pubblicati".