Sono in quattro e sono diventati in poco tempo dei videogiocatori provetti: si chiamano Hamlet, Omelette, Ebony e Ivory e sono quattro maiali che nell'ambito di un uno studio dei ricercatori della Purdue University hanno dimostrato di saper muovere un joystick con il muso per completare semplici operazioni riproposte su uno schermo. In tre parole: giocare ai videogiochi.

Lo studio che li ha visti protagonisti si chiama Acquisition of a Joystick-Operated Video Task by Pigs ed è stato pubblicato in queste ore sulla rivista Frontiers in Psychology. Lo scopo era proprio quello di verificare se questi animali avessero le facoltà adatte ad apprendere un meccanismo relativamente complesso come l'utilizzo di un dispositivo di controllo collegato a uno schermo attraverso un cursore; partendo da qui i ricercatori sono passati alla soluzione di semplici problemi proposti sullo schermo — il tutto ovviamente in cambio di una ricompensa per gli animali sotto forma di cibo distribuito a ogni tentativo andato a buon fine.

Hamlet, Omelette, Ebony e Ivory — rispettivamente due yorkshire e due maiali nani — hanno dovuto utilizzare il joystick con il muso per direzionare una pallina virtuale in modo da farle colpire più bersagli in sequenza e in un ordine di difficoltà crescente. Esperimenti simili sono già stati condotti su altri animali, e in particolare su specie dotate di pollice opponibile che in queste operazioni risultano ovviamente avvantaggiate. Sopperendo con il muso là dove non potevano arrivare con gli arti, i quattro maialini hanno però dimostrato di saper effettuare una associazione tra joystick e cursore.

Non solo: da una parte i quattro animali hanno fatto registrare punteggi diversi, misurati attraverso la percentuale delle volte in cui sono riusciti a completare la missione che veniva loro proposta; d'altro canto tutti quanti — riportano i ricercatori della Purdue University — hanno manifestato una deliberata intenzione di eseguire quanto loro richiesto. I bersagli colpiti insomma non sono stati colpiti per caso, il che è esattamente quello che i ricercatori speravano di dimostrare.