Nonostante le dimensioni ridotte, i droni non sono dispositivi così facili da comandare come sembra: un comune quadricottero si muove in tre dimensioni e ruota in due sensi, e farlo muovere precisamente secondo la propria volontà richiede allenamento e precisione. A partire da oggi però una categoria di piloti che finora era stata privata di questa possibilità potrà finalmente mostrare le proprie prodezze in volo: si tratta dei malati di SLA e di chi in generale non ha arti a disposizione con i quali controllare i radiocomandi, che grazie a una sperimentazione appena andata a buon fine avranno presto a disposizione un sistema per pilotare droni utilizzando esclusivamente lo sguardo.

I primi esperimenti si sono conclusi con successo in questi giorni in Sardegna, nello spazio aereo del Poligono Interforze del Salto di Quirra, dove la società 3D Aerospazio ha coordinato le prove di volo di un drone controllato solamente dalla direzione degli occhi del suo operatore. I comandi ricevuti dal drone sono stati inviati con l'intercessione di un computer provvisto di un puntatore oculare – un dispositivo fissato al monitor che emette una luce infrarossa per illuminare il volto dell'utente e, tramite una videocamera ad alta risoluzione, calcola il riflesso della luce negli occhi proiettando la direzione dello sguardo sullo schermo per selezionare gli elementi interessati.

I puntatori oculari sono dispositivi già ampiamente utilizzati presso chi non può interagire con la tecnologia utilizzando i metodi comuni, come tastiera, mouse, touch screen o comandi vocali. Nell'esperimento portato a termine con la consulenza dell'ENAC però sono stati impiegati in un ambito come il controllo dei droni, che richiede precisione, prontezza di riflessi e accuratezza. I risultati sono stati incoraggianti: la presenza di un pilota di sicurezza fa in modo che il controllo del disposivo non venga mai perduto neanche in caso di imprevisti, mentre lo schermo del computer visualizza anche le immagini riprese dal drone, consentendo al pilota di conoscere in tempo reale la situazione del dispositivo senza dover distogliere lo sguardo dai comandi, ma soprattutto donando ai pazienti affetti da queste patologie l'opportunità di osservare il mondo esterno da un punto di vista inedito e sotto il proprio controllo.

Il progetto è però appena agli inizi: altri test seguiranno a quello che si è appena concluso in Sardegna, con lo scopo di perfezionare le modalità alla base di queste sessioni di guida e utilizzarle come elementi di terapia occupazionale dedicati a questa categoria di persone.