Il più veloce supercomputer del mondo parla giapponese, si chiama Fugaku ed è già al lavoro per aiutare ricercatori e scienziati in una delle sfide più complesse degli ultimi anni: la lotta al coronavirus. La certificazione ufficiale è arrivata da Top500, il progetto che ormai da 27 anni si occupa di tenere traccia di tutti i computer più potenti realizzati sul pianeta e compilarne una classifica basata sulla potenza di calcolo che sono in grado di esprimere.

Fugaku è dunque solo l'ultimo dei dispositivi che si sono conquistati la vetta della prestigiosa classifica aggiornata due volte all'anno, ma vanta una serie di primati che per ora lo rendono unico. Innanzitutto il supercomputer è basato su componenti centrali molto particolari: i System on a Chip A64FX a 48 core realizzati dalla giapponese Fujitsu, che rendono il sistema il primo in assoluto basato su processori di tipo Arm (mentre fino ad oggi tutti i sistemi più potenti hanno fatto leva sull'architettura x86).

Il primato di Fugaku rappresenta inoltre un ritorno in grande stile del Giappone sulla scena dei supercomputer. Il Paese orientale ha sempre mantenuto una consistente presenza all'interno della classifica di Top500, ma oltre a rimanere sensibilmente indietro rispetto alla Cina (con 226 supercomputer in classifica) e agli Stati Uniti (con 114 sistemi), non conquistava il primo posto da ben 9 anni. Non solo: con una potenza di calcolo misurata in 415,5 petaflops, Fugaku supera di quasi tre volte le misurazioni fatte registrare dallo statunitense ed ex primo in classifica Summit; le sue sole capacità si avvicinano a quelle combinate di tutti i supercomputer degli Stati Uniti (che insieme arrivano a 644 petaflops) e della Cina (565 petaflops).

Parte di questa potenza è già stata sfruttata nel corso delle scorse settimane. Anche se l'ultima edizione della classifica di Top500 risale a queste ore, Fugaku in realtà è già entrato in servizio al Riken Center for Computational Science di Kobe, anche se per il momento solamente in forma sperimentale. Il sistema entrerà a regime solamente l'anno prossimo, ma già in fase di rodaggio si sta rivelando di fondamentale aiuto nella lotta al Covid-19: le sue unità di calcolo hanno infatti già effettuato simulazioni complesse sull'utilità delle app di tracciamento dei contatti (come la nostra Immuni, ma sul suolo giapponese) e sul comportamento del virus nell'organismo e sulla sua diffusione attraverso le goccioline di saliva dei positivi.