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Non sempre i social network si possono considerare luoghi virtuali appropriati per i giovanissimi. Sulle pagine delle piattaforme di condivisione i contenuti non adatti ai minori abbondano, motivo per cui la maggior parte di questi siti impone agli utenti un'età minima dai 13 ai 16 anni per l'iscrizione. Presto però in Indonesia limiti simili potrebbero essere imposti a tutti i ragazzi e le ragazze minorenni, ovvero dai 17 anni in giù: stando a una proposta che arriva dal governo di Giacarta, i ragazzi che desiderano iscriversi a Facebook e altre piattaforme potrebbero avere bisogno di un'autorizzazione da parte dei genitori.

La norma per il momento non è ancora stata scritta: si tratta di una soluzione avanzata da una commissione governativa incaricata di stilare nuove regole per l'utilizzo dei social — in particolare per quel che concerne la protezione dei dati personali degli utenti. In questo contesto si è però sviluppata una visione più radicale della tutela alla quale occorre sottoporre i minori. Stando a uno dei membri del Parlamento interni alla commissione, è ormai chiaro come la diffusione dei contenuti sui social media sia fuori dal controllo delle stesse piattaforme che li gestiscono. Il riferimento è a odio online, fake news, cyberbullismo, estremizzazione delle posizioni politiche e ideologiche e a numerosi altri fenomeni che non sempre i social riescono ad arginare prima che sia troppo tardi.

I giovanissimi andrebbero dunque protetti non solo dal rischio che i loro dati sensibili vengano raccolti e utilizzati a scopi pubblicitari (come avviene anche negli Stati Uniti e in Europa con il GDPR) ma anche dagli stessi contenuti dei social — o almeno dai più pericolosi. D'altro canto imporre un divieto di accesso ai social totale potrebbe risultare difficile o perfino impossibile, motivo per cui si è pensato al compromesso del permesso dei genitori: il divieto potrà essere aggirato nel momento in cui i nuovi iscritti potranno dimostrare di avere ottenuto dai genitori il permesso di aprire il loro profilo.

La speranza degli osservatori esterni è che dalla proposta esca almeno un robusto sistema di protezione dei dati personali dei minori, perché i limiti dell'approccio radicale emerso in queste ore sono numerosi: a cominciare dal sistema che dovrà controllare le domande di iscrizione ai social dei minori per finire con il fatto che una soluzione simile non risolverebbe il problema dell'esposizione minorile a contenuti violenti o pericolosi, ma si limiterebbe a delegarne la responsabilità ai genitori.