Risolvere un cubo di Rubik non è un'impresa particolarmente ardua — basta conoscerne il metodo di svolgimento — eppure la maggior parte delle persone non ne è capace. Per questo l'ultima invenzione dell'associazione di ricerca OpenAI dedicata allo sviluppo delle intelligenze artificiali può sembrare a prima vista uno schiaffo gratuito al resto dell'umanità: si tratta di un set di istruzioni che ha reso il suo braccio robotico Dactyl in grado di risolvere il cubo di Rubik con una sola mano.

Nel video diffuso da OpenAI il braccio robotico Dactyl si muove abbastanza lentamente, ma riesce comunque a portare a termine il compito assegnatogli tenendo semplicemente il cubo sul palmo della mano e manovrandolo con le dita, anche quando ostacolato da oggetti e disturbi di vario genere. È proprio questo ciò che rende l'impresa così speciale: da tempo infatti esistono già macchinari di ogni forma e tipo capaci di risolvere il rompicapo, impiegando anche poche frazioni di secondo; questi ultimi sono però dispositivi specializzati, con attuatori posizionati e fissati accuratamente sulle sei facce del cubo che possono ruotarle in modo rapido ed efficace.

Dactyl invece è un braccio anatomicamente simile al nostro; ha una mano composta da cinque dita sensibili al tocco, ma non è nato per risolvere un cubo di Rubik. Si tratta piuttosto di un dispositivo multiuso che deve sapersi adattare all'ambiente nel quale è inserito e al compito che gli viene assegnato — e nella fattispecie saper manipolare oggetti senza conoscerne necessariamente la natura. Gli umani apprendono questa abilità nei primi anni di vita fino a darla per scontata; gli sviluppatori di OpenAI la stanno insegnando a Dactyl già da diverso tempo.

Con l'ultimo aggiornamento effettuato al software di Dactyl, le dita del robot sono passate dal saper manipolare semplici cubi nel palmo della mano a poter effettuare i micromovimenti necessari a far ruotare una singola faccia del cubo di Rubik mantenendo salda la presa dell'oggetto. Per chi guarda è un processo vagamente inquietante, ma per il dispositivo e per i robot in generale è un passo importante nell'acquisizione di abilità sempre più sofisticate.