In questi giorni sta spopolando online un video virale nel quale un non meglio identificato scimpanzé utilizza uno smartphone, rapito dalle fotografie e dai video ospitati all'interno dell'app di Instagram aperta sul telefono. Nel video il primate non si limita a osservare passivamente quello che avviene sullo schermo, ma sembra avere una certa padronanza dell'app: guarda video, fa scorrere la paginata in laterale per interromperli e infine sembra scelga i nuovi interventi da visionare sulla base di ciò che più gli interessa, il tutto con un'espressione che ricorda decisamente quella dei colleghi umani quando cadono preda del social di proprietà di Facebook.

Per questi e altri motivi la clip è diventata virale su tutti i social e i siti di notizie ed intrattenimento, ma al contempo è finita anche sotto i riflettori di esperti che si sono detti preoccupati della sua diffusione incontrollata. Il caso più eclatante è quello dell'etologa e antropologa Jane Goodall, esperta proprio di scimpanzé che ha studiato la vita di questi animali per oltre 40 anni; il video, accusa Goodall, raffigura gli scimpanzé in modo distorto, ovvero come potenziali animali da compagnia, e con la valanga di like ricevuti e l'attenzione globale che ha generato favorisce indirettamente il commercio illegale di questi animali.

Si tratta dello stesso discorso fatto spesso per molti animali esotici estremamente popolari sulle piattaforme di condivisione: osservarli in situazioni inusuali o semplicemente vederli interagire in ambienti popolati da esseri umani fa nascere negli spettatori più facoltosi la curiosità di averne uno, anche se il loro commercio non è permesso né regolamentato, e dunque in molti casi pericoloso per gli animali stessi. Non è tutto; il video in questione, continua Goodall, è solo l'ultimo di una serie nella quale gli scimpanzé vengono sistematicamente utilizzati come merce da intrattenimento, ad esempio vestiti come esseri umani o fatti posare mentre utilizzano strumenti a loro inadatti. Si tratta di comportamenti forzati che, per quanto interessanti da ammirare per uno spettatore occasionale, sulla lunga distanza potrebbero causare loro danni psicologici.

E se da una parte è difficile che la maggior parte del pubblico possa permettersi o decidere di acquistare uno scimpanzé, d'altro canto – conclude Goodall – bisogna considerare che il conteggio dei like e delle visualizzazioni di questi contenuti rischia di convincere gli influencer responsabili a sfruttare ulteriormente la situazione a proprio vantaggio (e a scapito degli animali).