In questi giorni stanno emergendo notizie preoccupanti sulla diffusione di mascherine FFP2 irregolari sul territorio nazionale. I dispositivi di protezione personale restano tra le armi più efficaci a disposizione per contenere la pandemia, motivo per cui verificarne l'autenticità è fondamentale. L'allarme lo stanno lanciando perfino consulenti specializzati e gli stessi enti che vengono chiamati a certificare le mascherine; i consumatori dal canto loro hanno modo, nel loro piccolo, di ridurre il più possibile la probabilità di imbattersi in prodotti contraffatti: i metodi migliori sono l'acquisto presso farmacie o supermercati fidati, e la verifica della validità dei prodotti attraverso il controllo del marchio CE dell'Unione Europea che li certifichi come a norma. In questo ambito, è possibile verificare sui prodotti a marchio CE la presenza di un codice di 4 cifre che può essere inserito su un sito dell'UE per verificare qual è l'azienda che ha rilasciato il nulla osta alla messa in commercio.

Il sito dell'UE per risalire alle aziende che certificano le mascherine

Lo strumento è una sorta di motore di ricerca che si interfaccia con il New Approach Notified and Designated Organisations o NANDO: una banca dati che contiene le informazioni relative a tutte le aziende e gli enti autorizzati a rilasciare certificazioni per i prodotti in ambito europeo. La banca dati in sé è raggiungibile a questo indirizzo, ma strutturata come una lista omnicomprensiva non serve a molto a chi cerca risposte sulle mascherine che ha acquistato. Attraverso il relativo motore di ricerca è invece possibile collegare il dispositivo di protezione che si ha a disposizione con l'ente che l'ha certificato, utilizzando il codice a 4 cifre che è stato apposto dopo il marchio CE stampato sulla mascherina.

Come si usa il sito dell'UE per risalire a chi ha certificato le mascherine

Il codice leggibile sui dispositivi va immesso nella prima casella di testo, ovvero nella sezione All legislation e accanto alla voce Keyword on notified body number. Premendo il tasto invio o toccando il pulsante search dopo l'inserimento del dato si viene portati alla pagina dell'ente che ha rilasciato la certificazione. Il nome riportato tra i risultati di ricerca è un link alla relativa scheda: occorre seguire il collegamento e verificare innanzitutto che tra i dispositivi che l'ente è autorizzato a certificare ci siano i Personal protective equipment; in corrispondenza di quella voce si trova un ulteriore documento che si può consultare come pagina web o come PDF, e che alla voce Products deve elencare la dicitura Equipment providing respiratory system protection. Se il codice non porta a nessun ente di certificazione, è probabile che il prodotto non sia stato veramente sottoposto a questo tipo di controlli di garanzia.

Le eccezioni

In realtà lo stato di emergenza della prima fase della pandemia ha reso legale fabbricare e vendere DPI in deroga alla normativa europea nel solo ambito sanitario, motivo per cui alcune mascherine in circolazione possono essere effettivamente prive della certificazione; gli standard tecnici di fabbricazione di questi prodotti devono comunque essere rispettati e i relativi documenti devono essere inoltrati all'Inail che ne autorizza la commercializzazione. Inoltre i prodotti contraffatti potrebbero comunque essere venduti con certificazione falsificata e risalente a un vero ente che però è all'oscuro dell'operazione.