Gli algoritmi di intelligenza artificiale applicati al riconoscimento facciale sono una delle tecnologie più controverse degli ultimi anni: da una parte infatti un software capace di riconoscere un individuo dai tratti somatici può servire per liberarsi delle password di accesso ai propri gadget e servizi; d'altro canto però le stesse soluzioni possono anche trasformarsi in uno strumento di sorveglianza indebita o di violazione della privacy. Uno dei casi più eclatanti in questo senso è rappresentato da Pimeyes, un sito web polacco che utilizza questi algoritmi con uno scopo semplice: trovare online tutte le foto di un individuo, partendo soltanto da una immagine iniziale fornita dagli utenti.

Un motore di ricerca per individui

Pimeyes funziona come un motore di ricerca per immagini: al posto di utilizzare stringhe di testo, si carica nella sua interfaccia una foto di partenza, che può provenire da un altro sito o essere stata scattata direttamente dall'autore della ricerca. A questo punto, anziché ricercare tutte le immagini identiche, il sito isola il volto presente nella fotografia, ne elabora i tratti somatici e procede a cercare online tutte le altre foto che contengono la stessa persona — o almeno degli individui somiglianti. Gli algoritmi alla base di Pimeyes non sono perfetti né miracolosi: non funzionano con fotografie scattate a bassa qualità né con soggetti dal volto parzialmente coperto o ripresi ad angolazioni estreme. Quando però la persona da ritrovare è ben inquadrata il sito ha una buona probabilità di ritrovare altre fotografie con lo stesso soggetto.

Privacy a rischio

Le implicazioni per la privacy di chiunque sia abituato ad avere una presenza online sono inquietanti. Chiunque per diverse ragioni frequenti Internet sotto pseudonimo potrebbe essere oggetto di una ricerca simile e finire rintracciato e collegato alla propria identità e alle proprie attività nella vita reale. Da una parte infatti il sito non sembra effettuare ricerche dirette all'interno dei social network, ma può ad esempio partire da una foto profilo per arrivare ad altre immagini pubblicate online su siti web di altra natura, come pagine aziendali o quotidiani.

Pimeyes non è certo il primo sistema di questo tipo: le funzioni di intelligenza artificiale presenti su molti smartphone fanno esattamente la stessa cosa con le fotografie presenti nel rullino dei proprietari; Clearview AI è un prodotto ben più controverso, finito sotto i riflettori per essere stato fornito alle forze dell'ordine e per non essersi fermato neppure di fronte alle barriere dei social network e alle loro sterminate banche dati di immagini. Il portale polacco mescola queste due dimensioni, rivolgendosi agli utenti comuni e rendendo manifesti i rischi insiti nell'utilizzo su larga scala di questo tipo di tecnologie. Per proteggere la propria privacy dall'abuso di servizi simili del resto l'unica via sicura è la prevenzione: fare sempre attenzione a cosa si pubblica online, su quali piattaforme e con quale livello di sicurezza questo avviene.