10 Ottobre 2014
15:13

Ritorna il Ddl sulla Diffamazione, maxi multe e rischio bavaglio per le testate online

Ritorna il Ddl sulla Diffamazione. Approvato lo scorso anno alla Camera, rispunta al Senato in un versione riveduta che prende di mira in modo particolare le testate giornalistiche online. I direttori rischiano multe fino a 60 mila euro e interdizione di 6 mesi.
A cura di Francesco Russo

Il Ddl Diffamazione, approvato dalla Camera lo scorso anno, è giunto al Senato in una versione riveduta e corretta dal lavoro fatto nella Commissione Giustizia del Senato. E in questa nuova versione quello che viene preso particolarmente di mira è il Web e di conseguenza le testate giornalistiche online, spesso accusate di essere troppo libere e senza controlli. Ma anche stavolta, da quello che si conosce del nuovo testo, la politica sembra ritornare sul grande desiderio di imbavagliare i giornalisti. Anche perchè questo non è il primo tentativo, ci provarono anche con il ddl sulle intercettazioni telefoniche nel 2011.

Il Ddl sulla Diffamazione è approdato in Senato per consentire una discussione "approfondita" e durante la quale il senatore Maurizio Gasparri lo ha definito "Loche Ness". "Mi auguro che il disegno di legge sulla diffamazione non sia come il mostro di Loch Ness, che compare, scompare e poi non se ne parla piu'", ha dichiarato durante il suo intervento in aula il senatore, "Già la scorsa legislatura trattammo a lungo questo tema senza giungere a conclusione – ha proseguito il senatore -. Va trovata una adeguata alternativa al carcere per il giornalista che diffama, ma va anche garantito il ripristino dell'onorabilita' del cittadino oggetto dell'articolo diffamatorio". Queste dichiarazioni infatti fanno da introduzione a quello che è il testo del ddl in materia di diffamazione che rispunta in aula dopo più di un anno dall'approvazione alla Camera. E le novità inserite si distinguono per il carattere punitivo verso le testate online. Resta comunque il fatto che la discussione è stata interrotta e rimandata a data da destinarsi.

Molte misure contenute nel Ddl riguardano le rettifiche sul Web per le testate online registrate e anche la possibilità che il cittadino diffamato può chiedere l'eliminazione dei contenuti. Quindi, se un cittadino ritenesse di essere stato diffamato da un articolo apparso su un giornale online potrebbe richiedere, non solo la rettifica, ma anche che da quel testo vengano rimossi i contenuti diffamatori e i suoi dati personali, dai siti internet e dai motori di ricerca. Quindi non solo si potrebbe richiedere la rettifica, ma si potrebbe fare richiesta al giudice per la rimozione di immagini e di dati, inibendone la diffusione. Un quadro che si rifà molto alla sentenza della Corte di Giustizia UE che ha sancito il "diritto all'oblio". E nel caso in cui l'interessato fosse deceduto, i suoi diritti potranno essere esercitati dagli eredi oppure dal convivente.

La rettifica riguarda solo le testate giornalistiche online e va fatta entro e non oltre 2 giorni dalla richiesta stessa. Ma il ddl contiene anche misure particolarmente punitive in questo contesto. Infatti, si prevede l'interdizione di 6 mesi per i direttori responsabili e questa varrebbe si in caso di mancata rettifica e sia in caso di articoli anonimi, quindi non firmati. Non è più previsto il carcere, ma questo verrebbe sostituito da multe particolarmente salate: si va dai 5 mila ai 10 mila euro; se il fatto che viene attribuito è consapevolmente falso, allora la multa sale da 20 mila a 60 mila euro.  Un quadro particolarmente duro e come ha dichiarato Felice Casson, senatore del Partito Democratico "di positivo c'è che finalmente viene cancellata la previsione del carcere per i giornalisti". La rettifica deve essere pubblicata dal direttore o dal responsabile gratuitamente senza commento, senza risposta e senza titolo con questa indicazione: "…con la seguente indicazione ‘rettifica dell’articolo (titolo) del (data) a firma (l’autore)’ nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa, o nella testata giornalistica online (solo registrate, quindi niente blog) le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”.

Tra le altre misure previste dl ddl, per quanto riguarda la responsabilità del direttore, escluso i casi di concorso con l'autore dell'articolo, il direttore o il suo vice rispondono non più "a titolo di colpa" ma solo se vi è un nesso di causalità tra omesso controllo e diffamazione, la pena è in ogni caso ridotta di un terzo. Nel caso di querele che risultassero infondate, l querelante può essere condannato al pagamento di una somma da mille a 10 mila euro in favore delle casse delle ammende.

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