Si realizza utilizzando una stampante 3D, ma non è un oggetto di design. Anche se lo sembra. Si chiama Sarco ed è una "bara" pensata per il suicidio. Nasce da un'idea dell'australiano Philip Nitschke, attivista schierato a favore dell'eutanasia, che l'ha presentata al Funeral Show di Amsterdam, una fiera dedicata ai prodotti funebri. Nessun suicidio durante i giorni di fiera, ma molte persone incuriosite da un oggetto di certo non comune che era possibile testare indossando degli occhiali per la realtà virtuale, grazie ai quali rivivere la stessa esperienza che vivrebbe chi decide di uccidersi.

Il funzionamento di Sarco è peraltro piuttosto semplice: si entra nella bara, ci si sdraia e, quando ci si sente pronti, si preme un pulsante per far riempire la capsula di azoto. Così, dopo una prima sensazione di vertigini, si perde coscienza fino a morire. L'invenzione di Philip Nitschke, il cui annuncio risale allo scorso anno, non deve stupire: l'uomo è tra i più noti attivisti a favore dell’eutanasia del mondo: nel 1996 aveva somministrato la prima dose letale ad un suo paziente e l’anno successivo aveva fondato l'associazione “Exit” per il suicidio assistito. Da quel momento le idee non sono mancate, come quando ha pubblicato The Peaceful Pill, un libro che fornisce istruzioni dettagliate su come usare droghe e veleni per suicidarsi.

"È un dispositivo che permette di morire alle persone che vogliono morire" ha spiegato Nitschke riferendosi a Sarco. "Non dovrebbe essere solo un privilegio per le persone molto malate, ma un diritto umano. Se si ha il dono prezioso della vita, ognuno dovrebbe poter decidere quando darlo via e farla finita". Così, tra libri e kit per il suicidio, Nitschke è arrivato al progetto mostrato ad Amsterdam. Che richiede solo una stampante 3D e di svolgere una procedura per poter accedere ai progetti da stampare: bisogna superare un questionario online per poter entrare in possesso del codice di accesso a quattro cifre. Il costo di stampa si aggira intorno ai 1.000 euro.