(Foto: Google Walkout for real change)
in foto: (Foto: Google Walkout for real change)

L'inchiesta pubblicata dal New York Times sul trattamento di favore riservato da Google ad alcuni suoi ex dipendenti accusati di molestie ha iniziato da subito a provocare reazioni dall'interno dell'azienda, ma l'ultima delle quali non ha precedenti. Settimana scorsa una protesta coordinata che riguardato diverse sedi del gruppo in tutto il mondo ha visto circa 20mila dipendenti sfilare fuori dagli uffici coinvolti in segno di protesta contro le politiche della società inerenti la gestione delle accuse di molestie sessuali e non solo.

La protesta, battezzata Google Walkout For Real Change, ha coinvolto le sedi Google presenti in 50 città in tutto il mondo e si è conclusa con la promessa del numero uno dell'azienda, Sundar Pichai, di un incontro con gli organizzatori che all'ordine del giorno prevede la discussione di cinque punti che i dipendenti aderenti alla manifestazione hanno posto per migliorare le condizioni di lavoro all'interno della società.

Le richieste includono la fine dell'arbitrato forzato come soluzione dei casi di molestie e discriminazioni, per evitare che ai dipendenti danneggiati sia impedito di denunciare chi fa loro un torto; un impegno a porre fine alla disparità di trattamento, sia in termini di pagamenti che di opportunità, tra impiegati maschi e femmine; una procedura che permetta di denunciare molestie in modo sicuro e anonimo anche a impiegati temporanei, freelance o provenienti da aziende appaltatrici; la pubblicazione periodica di un rapporto sul numero e lo stato delle denunce effettuate all'interno dell'azienda, per evitare che vicende come quella relativa al creatore di Android Andy Rubin vengano alla luce solo grazie a opera di siti e quotidiani esterni; la possibilità per il Chief Diversity Officier di interloquire direttamente con il consiglio di amministrazione, nonché l'elezione di un rappresentante dei dipendenti all'interno dello stesso.

L'incontro è previsto per la giornata di oggi e dà a Google l'opportunità non solo di offrire ai propri dipendenti un ambiente lavorativo migliore e più inclusivo, ma anche di approfittare della situazione per trasformarsi in una sorta di esempio per altre aziende della Silicon Valley. Del resto il numero uno Pichai, nei giorni successivi all'esplosione dello scandalo, ha ammesso con franchezza quanto il gruppo abbia bisogno di migliorarsi a riguardo: l'esito delle conversazioni che si terranno in queste ore darà un'idea.