"GreenFluff propone un processo innovativo di smaltimento del car-fluff, tecnicamente l' ultimo scarto del processo di smaltimento dei rottami di autovetture attraverso la realizzazione di un complesso industriale innovativo in grado di trattare, condizionare e riciclare i residui della frantumazione dei veicoli che attualmente, in mancanza di valide alternative tecnologiche, vengono smaltiti in discarica”.

Si leggeva probabilmente questo nel business plan che la GreenFluff presentò sul tavolo degli investitori quando stava lanciando la sua startup. Doveva essere una soluzione "salva-ambiente" alla luce del divieto entrato in vigore dal 1 gennaio 2007 in Italia  di smaltire in discarica i rifiuti da rottamazione, cosiddetti car-fluff, che rappresentano un quantitativo pari a non meno del 25% del peso di un'autovettura.

La GreenFluff si poneva come l'artefice di un impianto industriale per la selezione e recupero di materie prime quali metalli e plastiche dal rifiuto car-fluff, da reintrodurre nelle filiere produttive dell' industria automobilistica, elettrica, elettronica, e degli elettrodomestici. Usiamo l'imperfetto perché oggi della GreenFluff resta ciò che può resistere allo scoppio di una bolla, una bolla giudiziaria che ha come estremi quelli di una "truffa ai danni dello Stato". Ma vediamo di ricostruire la vicenda.

I tratti salienti della vicenda: personaggi e fatti

La scena si svolge tra Arese e Lainate, dove sorgeva l'Alfa Romeo. L'arco di tempo interessato dai fatti va dal 2006 al 2012. Il personaggio al centro della bufera è Massimo Boldrocchi, milanese, classe 1953, imprenditore dell'elettromeccanica che nel 2009 festeggia i cento anni dell’azienda nota sulla scena internazionale per la produzione di impianti per il trattamento dell’aria destinato ai gruppi industriali di primo piano; titolare di un cospicuo patrimonio immobiliare; socio con Claudio De Albertis di Assimpredil e con i Bassani della Biticino nella Bbc Power, che progetta un grande parco eolico nel Golfo degli Angeli.

La vicenda esplosa nelle scorse settimane:   Boldrocchi viene arrestato dalla Guardia di Finanza di Milano il 3 luglio scorso, su richiesta dei sostituti procuratori Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, e su ordine del Gip Stefania Donadeo. L'accusa è quella di truffa ai danni del Ministero delle Attività Produttive e della Ue, che eroga gli stanziamenti a favore delle Pmi che operano in settori a forte contenuto di innovazione tecnologica.

La GreenFluff avrebbe ricevuto un finanziamento da 3 milioni e 400 mila euro, oltre ad altri 506 mila euro da fondi europei, per costruire l'impianto industriale per il recupero di materie da “car fluff” al centro del core business della sua startup.

La società pare non abbia mai  realizzato il progetto ed il relativo impianto pare non abbia mai avuto le caratteristiche idonee allo sviluppo dell'attività. Secondo gli investigatori e secondo quanto riportato nelle pagine di misura cautelare, infatti,  i macchinari ad impatto zero non sono mai esistiti e le società tedesche indicate come fornitrici della tecnologia esistevano solo sulla carta.

Insieme a Boldrocchi altri tre nomi sono finiti nella lista nera: D. G., P. P., Giuseppe Bisceglia. I primi due sarebbero finiti in carcere ed il terzo agli arresti domiciliari. Ma questo fino al 6 luglio, giorno in cui il Gip ha revocato “del tutto” l’ordinanza di custodia cautelare rimettendo subito in libertà P. P.

Riporta Il Giorno:

(…) Contesto articolato che avrebbe consentito alla “Greenfluff” di non destinare – «come da patti parasociali» – il 50% dei suoi utili al Ministero delle attività produttive, ma di dirottarli su società riferibili a G. E poi, con «un aumento di capitale derivante dalla distrazione degli utili», si estrometteva dalla compagine sociale di Greenfluff, la società Quantica Sgr, cioè il referente ministeriale, «con un danno accertato per l’ente pubblico di almeno 1.225.500 euro» (Il Giorno, 4 luglio 2013).

Quale il presunto coinvolgimento dell'allora Quantica Sgr?  La società avrebbe veicolato il finanziamento, in qualità di società a partecipazione pubblica di cui P. ai tempi era fund manager. Quantica, come si legge da quanto riportato da Il Giorno, era entrata nell'operazione di Arese in qualità di fondo statale con una partecipazione del 50 per cento in Green Fluff; poi, con una serie di aumenti di capitali, Boldrocchi avrebbe azzerato la sua partecipazione. Coinvolgimento indotto, quindi, ma non diretto quello degli investitori che sono noti nel Paese di certo per le operazioni d'investimento che hanno portato al successo piuttosto che per fatti discutibili.

La redazione del Sole24ore Radiocor riporta che:

(…) nell’ordinanza, inoltre, si aggiunge che “lo schema operativo posto in essere da G. e Boldrocchi per perpetrare la truffa ai danni dello Stato” attraverso la Greenfluff a Lainate “con qualche lieve differenza, viene in qualche modo ripreso anche per attuare la seconda truffa contestata“, (ipoteticamente,ndr) realizzata attraverso la Sif Trade, di cui “Greenfluff possiede il 51%. G. il 22% e Giuseppe Bisceglia il 27%” (Sole24ore Radiocor, 6 luglio 2013).

L'attività della GreenFluff qualcosa di discutibile ed opaco, però, l'aveva. Molteplici visite della Guardia di Finanza avrebbero segnalato, oltre alla mancanza dei macchinari di cui si era segnalato l'acquisto, irregolarità nella gestione e stoccaggio dei rifiuti speciali e pericolosi derivanti dalla rottamazione, ed è un'informativa dell'ottobre 2012 che riporta la notizia delle irregolarità.

Ma non solo. Alla cronaca la GreenFluff era finita in passato per irregolarità nel trattamento dei dipendenti. Era il 2011 quando gli operai scioperavano perchè l'azienda non pagava loro lo stipendio da tre mesi.  In rete girano le foto anche del CUD 2013 che sarebbe stato oggetto di accusa per la GreenFluff, la quale avrebbe dichiarato come reddito percepito dai dipendenti e come tasse pagate nel 2012 cifre mai percepite come stipendio dai lavoratori e mai pagate come Irpef.

E' Tiziana Fabro che tramite il suo blog – Il Cannocchiale – pubblica le foto del CUD sotto la lente d'ingrandimento.

 Ancora, due sospetti incendi a distanza di pochi giorni avevano distrutto l'area di 2.400 metri quadrati sotto sigillo nel 2011 dietro ordinanza del PM Pradella per irregolarità nello smaltimento dei rifiuti. Accusa che per una società che si propone di ridurre il livello di inquinamento ambientale è paradossale.

Strano oggi dover riscontrare cotanta polvere sopra quello che appariva essere un progetto serio e dal potenziale per l'ambiente e per il business elevato. Questa la presentazione del "progetto fluff" che permane ancora in rete e questo quello che scriveva Wired.it: mai titolo fu più sbagliato – "Quando il fluff non è un bluff" – ma quali colpe dare ad una delle varie testate che avevano osannato la startup d'oro, o almeno apparentemente tale.

Ciò che ci limitiamo a fare è riassumere i fatti fino alla data odierna, cercando di fare ordine nel caos generato sulla rete. Non ci sono carnefici, né vittime, pertanto solo alle autorità competenti spetterà accertare eventuali colpe e prendere le dovute misure. Ciò che certamente resta dopo una lettura dei fatti come questa è tanta amarezza. Amarezza per le macchie che sporcano un contesto prevalentemente fatto di aspirazioni, sogni imprenditoriali, sacrifici e umiltà: quello degli startupper. Fortunatamente, a prescindere dalla sussistenza delle colpe o meno degli accusati, c'è un Paese fatto di imprenditori che sognano e che non conoscono bluff, ma solo il valore del sacrificio.