Google, Amazon, Facebook, Apple e gli altri colossi della Silicon Valley hanno troppo potere nelle proprie mani: è questa la conclusione alla quale è arrivato il comitato giudiziario della Camera degli Stati Uniti, che in queste ore ha pubblicato un rapporto nel quale si sottolinea come – così come stanno operando al momento – queste multinazionali minano lo sviluppo di una sana concorrenza in tutti i settori in cui operano.

Il documento di più di 400 pagine è il risultato di indagini approfondite sull'operato dei maggiori gruppi tecnologici statunitensi che oggi governano la quotidianità digitale di miliardi di persone. Le conclusioni non sono positive: "Si rileva l'esistenza di uno schema operativo allarmante, che affossa la competizione e azzoppa l'innovazione".

Le pratiche sulle quali vengono puntati i riflettori sono numerose. Gruppi come Apple, Google e Amazon ad esempio competono con aziende avversarie proprio sugli store digitali che esse stesse gestisono, e grazie ai quali detengono un potere sulle avversarie: è il caso di Epic Games (che nei prossimi mesi sarà impegnata in tribunale proprio contro Apple per una vicenda che ha al centro le regole dell'App Store e la sua stessa esistenza su iOS) ma anche di Spotify, Kobo e molti commercianti presenti su Amazon.

Fare leva sulle proprie possibilità economiche per comprare le aziende avversarie prima che riescano a rappresentare una minaccia concreta è un'altra pratica condannata dal rapporto e particolarmente in voga tra le multinazionali della Silicon Valley. Ovviamente non tutte le operazioni hanno fatto rumore come quelle multi miliardarie che hanno messo le chiavi di WhatsApp e Instagram nelle mani di quello che poi sarebbe diventato il gruppo Facebook. Le startup acquistate nel corso degli anni da questi gruppi però sono state centinaia e centinaia: l'apporto di ciascuna ha contemporaneamente rafforzato il potere dell'azienda che l'ha comprata e impedito che un nuovo soggetto si potesse affacciare sul mercato tentando di emergere con le sue forze.

La proposta del comitato è quella di pensare a un quadro di norme che limitino il potere delle aziende in questi ambiti. Potrebbero essere ad esempio riviste le condizioni imposte agli sviluppatori o ai commercianti per poter vendere le loro app o i loro prodotti sulle piattaforme dei colossi; un'altra soluzione può essere quella di cambiare l'approccio alle acquisizioni, alle aziende l'onere di dimostrare che l'operazione non ha una natura anticompetitiva.