Che la cartografia digitale di app come Google Maps e Apple Maps non sia sempre da prendere come oro colato è cosa nota: questi sistemi possono non risultare particolarmente al passo quando le strade che visualizzano sono state coinvolte da recenti cambiamenti nella viabilità. Eppure è veramente difficile che le multinazionali che sviluppano questi prodotti permettano loro di mettere in pericolo la vita dei loro utenti; ecco perché va presa con le pinze l'ultima vicenda che proviene dagli Stati Uniti, che vede per protagonista un utente finito dritto nel fiume Mississippi, che ha accusato proprio Google Maps di avergli fornito l'indicazione potenzialmente letale.

La storia risale a pochi giorni fa, quando l'uomo è finito nel fiume ghiacciato nel tentativo di attraversarlo a piedi; i soccorsi sono giunti prontamente in suo aiuto dopo la sua stessa richiesta di aiuto e hanno estratto prontamente l'uomo dall'acqua salvandolo da un principio di ipotermia. È stato una volta fuori pericolo che l'uomo ha dato ai soccorritori la sua versione dei fatti: a guidarlo dritto nel fiume sarebbe stata proprio l'app di Google Maps, che avrebbe dato come indicazione quella di attraversare il fiume dal punto dove si trovava.

Lo scenario descritto è piuttosto improbabile soprattutto considerando il fatto che l'incidente è avvenuto nel centro di Minneapolis, ovvero in un'area urbana tracciata nel dettaglio e con aggiornamenti frequenti dagli strumenti di rilevamento della casa di Mountain View. La versione dell'uomo del resto non ha convinto neppure i Vigili del Fuoco che gli hanno prestato soccorso, secondo i quali l'utente potrebbe aver erroneamente seguito le indicazioni relative al vicino Stone Arch Bridge e aver confuso il luogo dove si trovava il ponte con quello indicato dall'app.

La precisione GPS della navigazione a piedi è di norma minore rispetto a quella garantita dai movimenti in auto; in più la scarsa illuminazione (l'attraversamento è avvenuto alle 3 di notte) può aver contribuito a nascondere punti di riferimento visivi che sarebbero serviti all'uomo a evitarsi il bagno gelato. Fattori simili potrebbero spiegare la tesi dei Vigili del Fuoco, ricordando contemporaneamente a chi usa app simili di mantenere sempre gli occhi sulla strada percorsa, fidandosi innanzitutto di ciò che ci si trova di fronte.