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Smartphone e tablet possono “riscrivere” il cervello dei bambini: lo studio

Secondo una ricerca uscita dall’Università Loránd Eötvös di Budapest, in Ungheria, passare troppo tempo davanti a questi dispositivi in giovanissima età può cambiare il modo in cui opera il cervello, con la possibilità di plasmare le abilità e le propensioni dei bambini anche negli anni a venire.
A cura di Lorenzo Longhitano
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L'utilizzo di smartphone e tablet da parte dei bambini non è particolarmente ben visto da molti genitori, e la pubblicazione dell'ultimo studio sul tema non è di sicuro destinata a placare le preoccupazioni in questo senso. Secondo una ricerca uscita dall'Università Loránd Eötvös di Budapest, in Ungheria, passare troppo tempo davanti a questi dispositivi in giovanissima età può cambiare il modo in cui opera il cervello, con la possibilità di plasmare le abilità e le propensioni dei bambini anche negli anni a venire.

Lo studio, intitolato Mobile use induces local attentional precedence and is associated with limited socio-cognitive skills in preschoolers, è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Computers in Human Behavior, e si concentra sul modo in cui i bambini percepiscono le informazioni che si presentano davanti a loro. Normalmente infatti bambini e adulti condividono il medesimo approccio a ogni informazione che si presenta loro: l'attenzione si concentra sul quadro generale per poi passare all'analisi dei dettagli. Si tratta di un ordine di priorità che interviene in automatico nell'immagazzinare nuovi dati, ma che secondo i ricercatori può essere influenzato dall'utilizzo di smartphone e tablet in giovane età.

Per dimostrare la loro tesi i ricercatori hanno sottoposto lo stesso tipo di problema a due gruppi di bambini – il primo composto da soggetti che non avevano mai utilizzato telefoni e tablet, e il secondo da bambini ormai avvezzi all'utilizzo di app e schermi touch. Le richieste dei ricercatori comprendevano sostanzialmente il riconoscimento di disegni formati da immagini più piccole, un compito che per la maggior parte delle persone prevede due fasi: una frazione di secondo nella quale il cervello identifica automaticamente il quadro generale, seguita dal riconoscimento dei dettagli, ovvero dei disegni più piccoli.

Uno dei disegni mostrati ai bambini nel corso dello studio (Foto: Eötvös Loránd University)
Uno dei disegni mostrati ai bambini nel corso dello studio (Foto: Eötvös Loránd University)

I bambini già iniziati al mondo degli smartphone sono stati più rapidi a identificare gli elementi più piccoli che componevano il disegno, ma meno pronti a percepire l'immagine più grande, mostrando un'attitudine maggiore al dettaglio e una minore comprensione del contesto e del quadro generale. Questa propensione, proseguono i ricercatori, può portare a un modo diverso di approcciarsi alla realtà: persone più abili nel concentrarsi sui dettagli risultano generalmente più capaci nel pensiero analitico, ma meno creative e propense alla socialità. Se da una parte questo cambiamento non rappresenta necessariamente qualcosa di negativo o positivo in sé, rappresenta comunque un aspetto che va sicuramente preso in considerazione nell'avvicinare a questi strumenti i bambini in età prescolare.

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