Tra le vittime hi tech della guerra dei dazi che sta infuriando tra Stati Uniti e Cina non ci sono solamente i produttori di smartphone. Il conflitto commerciale potrebbe costare ad Apple il 30% in più sulla produzione di iPhone e un colosso come Huawei sta soffrendo parecchio per un embargo imposto lato USA; eppure le conseguenze delle tensioni tra i due Paesi riguardano anche altre industrie legate alla tecnologia, come quella dei videogiochi. Non per niente i tre nomi più influenti del settore — Sony, Microsoft e Nintendo — hanno indirizzato una lettera al Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d'America nella quale viene chiesto formalmente all'amministrazione Trump di rivedere in parte le proprie politiche commerciali con la Cina, in modo da scongiurare un aumento dei costi delle tre console da gioco più diffuse al mondo.

Nello specifico la richiesta è quella di far escludere dalle tassazioni i commerci relativi alle console da gioco, dal momento che sia PlayStation 4, che Xbox One, che Nintendo Switch sono infatti prodotte in Cina, così come il resto del 96% delle console importate negli Stati Uniti. Tassare questi dispositivi all'ingresso nel territorio statunitense vorrebbe dunque dire costringere i produttori a scegliere una strada alternativa tra due: pagarle più di quanto preventivato scaricando parte dei costi sui consumatori finali, oppure far costruire i gadget altrove, sostenendo comunque costi maggiori recuperabili solo aumentando i prezzi nei negozi.

In effetti quello delle console è un mercato i cui margini di guadagno sono generalmente bassi (è il giro d'affari relativo ai videogiochi a mantenere le aziende in equilibrio), motivo per cui eventuali costi aggiuntivi difficilmente potrebbero essere assorbiti senza conseguenza per i consumatori. Nella migliore delle ipotesi — ipotizzano le tre aziende coinvolte — le console finirebbero con il costare il 25% in più, ovvero 840 milioni di dollari in più per i soli clienti residenti negli Stati Uniti.