Dopo gli spettatori di Netflix e gli utenti di YouTube, anche i videogiocatori PlayStation a partire da oggi subiranno limitazioni alla velocità con la quale potranno godere dei contenuti messi loro a disposizione. Lo ha comunicato in una nota Sony, che similmente alle altre due aziende ha appena messo un freno alla velocità con la quale permetterà di scaricare giochi dai suoi server. Lo scopo è il medesimo di YouTube e Netflix: evitare di congestionare la rete Internet europea messa a dura prova dal fatto che decine di milioni di persone, in isolamento per il coronavirus, la stanno utilizzando contemporaneamente a tutte le ore del giorno.

Download rallentati o posticipati

Insieme allo streaming video, il download di giochi è un'altra attività che mette particolarmente sotto stress le infrastrutture di rete degli operatori telefonici. Un videogioco di ultima generazione può infatti arrivare a richiedere un download di ben 40 GB, ovvero più di 10 volte le dimensioni di un film di 2 ore a risoluzione Full HD; questo elemento, unito al fatto che in tempi di isolamento le consegne fisiche stanno lasciando il posto ai download digitali, ha fatto sì che Sony ponesse un limite alla velocità di scaricamento dei suoi titoli. I giochi saranno comunque scaricabili; semplicemente occorrerà più tempo per farlo, per via di limiti imposti o del fatto che i download saranno posticipati a momenti di minore congestione del traffico web.

Nessun problema per il gioco online

Le partite online invece non subiranno alcuna modifica: Sony l'ha precisato chiaramente, e in fondo c'era da aspettarselo. Nel gioco online infatti il quantitativo di dati che parte da una console per arrivare ai server Sony (e viceversa) è minimo: alle infrastrutture cloud del resto serve solo sapere quali comandi sono stati inviati da quali giocatori, e in quale preciso momento; l'informazione rimbalza poi su tutte le console di chi sta partecipando alla partita. Quel che serve in questi casi è semplicemente far arrivare in modo rapido questi piccoli pacchetti di dati a destinazione, ma si tratta di quantitativi di byte così contenuti che per il momento non dovrebbero rimanere intrappolati neanche nel peggiore degli ingorghi digitali.