Spotify è una miniera d'oro. Nonostante nel corso degli ultimi anni siano stati numerosi i servizi concorrenti ad offrire musica in streaming mediante il pagamento di un abbonamento mensile, non c'è dubbio che Spotify sia considerato come il punto di riferimento dell'intera categoria grazie al suo debutto avvenuto ormai oltre cinque anni fa negli Stati Uniti (e contro le previsioni di gran parte del settore discografico).Deezer, Napster e lo stesso iTunes Radio restano poco più che delle alternative (qualcuno parla di Playlist, qualcuno di radio digitali, in realtà il fulcro dell'offerta sembra essere molto simile) che restano lontane anche nei numeri raggiunti (solo Pandora sembra riuscire a fare di meglio).

Secondo quanto riportato all'interno di un recente articolo pubblicato dal Wall Street Journal, Spotify avrebbe recentemente raggiunto un valore pari a 4 miliardi di Dollari a seguito dell'ultimo investimento pari a circa 250 milioni di Dollari. Si tratta di una vera e propria inversione di tendenza all'interno del mercato discografico ormai in crisi da anni a causa della materializzazione della musica e, soprattutto, della pirateria online.

A partire dal 2011, Spotify ha avuto una crescita esponenziale che l'ha portata, oggi, ad essere presente in ben 32 Paesi in tutto il mondo, compresa l'Italia. Secondo il CEO del servizio musicale Daniel Ek, il numero di utenti che passa dalla versione "trial" all'abbonamento è sempre più alto e non fa altro che confermare il successo di tale strategia.

Nonostante la valutazione inferiore a Pandora, nel corso dell'ultimo anno le entrate di Spotify sarebbero state maggiori, andando a confermare il servizio al vertice del mercato musicale in streaming. Si inizia, dunque, a pensare seriamente alla quotazione in Borsa. A tal proposito il CEO Ek ha affermato: "Se in futuro riterremo che la valutazione pubblica sia la migliore soluzione per noi, certamente prenderemo in considerazione l'ipotesi."