L'epidemia di coronavirus che da qualche giorno sta interessando in modo significativo anche l'Italia ha provocato nel nostro Paese un'ondata di preoccupazione soltanto in parte giustificata. Come precisano molti esperti del settore l'emergenza va affrontata con determinazione ma senza allarmismi, anche se comprensibilmente la parte irrazionale di ciascuno a dare più credito alle notizie pessimistiche sulla diffusione del virus, a prescindere dalla loro veridicità. È quello che sta avvenendo sull'app di messaggistica istantanea WhatsApp, che in questi giorni si sta facendo veicolo di disinformazione propagata tramite messaggi vocali inoltrati da tra gruppi e contatti.

I casi si sprecano e hanno tutti avuto origine da quest'ultimo weekend, quando il coronavirus ha fatto la sua irruzione nelle regioni del nord Italia in modo più eclatante di quanto ci si aspettasse. Il manifestarsi, tra le notizie dei quotidiani, dei primi casi a Codogno e in Veneto ha infatti innescato una catena di segnalazioni su contagi che invece non hanno alcun fondamento. Viene riportato di malati che non esistono, avvistati in luoghi ed esercizi commerciali che invece non sono mai stati teatro della diffusione del virus.

Questi contenuti si diffondono rapidamente per almeno due motivi. Il primo è il senso di utilità e comunità che si prova nel diffondere una notizia che si reputa valida, per allertare amici o conoscenti di un pericolo percepito come grave e immediato. Il secondo deriva dal formato audio: i messaggi vocali si possono ascoltare in pochi secondi dall'interno di WhatsApp (a differenza di una notizia sul web che richiede di aprire pagine e scorrerne il contenuto), e inoltrare in pochi tocchi a gruppi da decine di persone.

La viralità di questi messaggi audio rivaleggia con quella del coronavirus stesso e può fare altrettanti danni, causando un panico che può avere ripercussioni su trasporti pubblici, ospedali ed esercizi commerciali la cui situazione attuale in alcune regioni è particolarmente delicata. Il consiglio in generale è di non fidarsi mai di questo tipo di messaggi; in alternativa, prima della diffusione, meglio cercare online un riscontro da almeno un'altra fonte attendibile: il sito del ministero della salute, quello della regione di residenza o il proprio quotidiano di riferimento.

tot. contagiati 101.739
30 marzo 1.648
tot. guariti 14.620
30 marzo 1.590
tot. deceduti 11.591
30 marzo 812