Contrastare la diffusione della disinformazione in ambito scientifico è un compito sempre più arduo e le piattaforme attraverso le quali questi contenuti si diffondono sanno bene evitarne la diffusione senza censurarli non è sempre così semplice. Secondo uno studio pubblicato in questi giorni su Frontiers in Communication però le cose potrebbero essere più gravi di come le immaginiamo: in un'analisi effettuata proprio sul sito di condivisione video YouTube è emerso che cercando clip relative al cambiamento climatico è più difficile trovare contenuti che rispecchino il consenso scientifico e più facile trovare video pronti a negarne le responsabilità umane o addirittura a sostenere che si tratti di una cospirazione, anziché trovare video conformi al consenso scientifico sulla questione.

Di 200 clip selezionate secondo criteri casuali, la ricerca ha determinato che 107 contenevano teorie cospirazioniste contrarie a quanto sostenuto dalla schiacciante maggioranza della comunità scientifica. Per la precisione solo il 44% dei video sostiene le opinioni che invece sono state fatte proprie dal 97% degli studiosi, mentre il 2% si allinea con la percentuale precedente esponendo anche le teorie dei negazionisti.

YouTube è tra le aziende che si stanno sforzando di limitare la diffusione di questi contenuti, e non per niente dalla pubblicazione dello studio è già intervenuta nella vicenda per difendere il proprio lavoro al riguardo: secondo un portavoce dell'azienda, alla piattaforma "sono stati apportati centinaia di cambiamenti alla piattaforma, e i risultati non riflettono accuratamente il modo in cui lavora YouTube ad oggi". I cambiamenti effettuati riguardano la frequenza con la quale contenuti controversi appaiono tra le raccomandazioni, frequenza che almeno negli Stati Uniti stando ai dati dell'azienda dovrebbe essere stata ridotta del 50%.

La ricerca della chiave "climate change" sul motore di ricerca di YouTube in effetti non restituisce risultati così drammatici, pur continuando a contenere clip di stampo complottista. In Italia però le cose non vanno altrettanto bene (basta inserire "riscaldamento globale" nella casella di ricerca per controllare) e in generale l'approccio di YouTube trascura un problema di fondo: anche se esclusi dal circuito di raccomandazioni, quei contenuti restano comunque presenti. Cercando una parola chiava ben più polarizzata come scie chimiche prevarranno per forza di cose i video che la reputano fondata, perché a realizzare questi contenuti è principalmente chi è interessato a denunciarle.