La rete unica in fibra è un passo più vicina alla realizzazione in Italia. È il risultato dell'accordo raggiunto tra Tim e Cassa Depositi e Prestiti nella giornata di ieri, sulla base del quale sarà intrapreso un percorso che salvo ostacoli porterà alla nascita di AccessCo — una nuova azienda deputata alla gestione dell'intera infrastruttura di collegamento a Internet nel Paese. La comunicazione è arrivata direttamente da Tim, che risulterà azionista di maggioranza dell'azienda, ma la firma dell'accordo era nell'aria da settimane e la realizzazione della rete unica è un tema che divide politici e tecnici da anni.

L'accordo prevede che la rete fissa di Tim e quella dell'azienda concorrente Open Fiber confluiscano in un'unica infrastruttura e che la nuova azienda possa procedere con le operazioni di cablaggio del Paese velocemente e senza sprechi di investimenti. Il processo non sarà però breve, né lineare: AccessCo dovrebbe nascere non oltre il primo trimestre del 2021 a partire da Open Fiber e FiberCop, una nuova azienda che si occuperà della rete secondaria (quella che dagli armadi di strada giunge fisicamente nelle case) e nella quale confluiranno a loro volta gli interessi di Tim nell'infrastruttura insieme a una partecipazione del fondo americano Kkr e in minoranza anche di Fastweb.

Le criticità

La realizzazione della rete unica in fibra con Tim in un ruolo così importante ha attirato critiche da più parti per due motivi. Il primo è che la concretizzazione di un monopolio simile potrebbe portare la nuova azienda a limitare gli investimenti per mancanza di concorrenza. Il secondo riguarda nello specifico proprio Tim, dal momento che l'operatore fornisce servizi di connettività Internet anche direttamente agli utenti finali: essere contemporaneamente tra i gestori della rete in fibra potrebbe dare al gruppo un vantaggio competitivo ingiusto nei confronti delle altre aziende che desiderano offrire lo stesso servizio ma dovrebbero comunque comprarlo da AccessCo.

Stando all'accordo, il piano è che Tim detenga almeno il 50,1 percento di AccessCo, ma allo stesso tempo che attui una gestione condivisa dell'azienda con il socio Cassa Depositi e Prestiti, per garantirne "l'indipendenza e la terzietà". Quest'ultimo aspetto sarà fondamentale a far sì che altri operatori del settore possano appoggarsi ad AccessCo come fornitore senza che questo favorisca Tim, ma è anche l'aspetto che potrebbe far saltare l'intera operazione: il via libera dell'Antitrust sarà fondamentale al riguardo.