Anche nel settore dell'informatica la competizione tra Stati Uniti e Cina è destinata a farsi sempre più serrata, e l'ambito dei supercomputer non fa eccezione. A dimostrarlo ci sono i risultati emersi dall'ultima classifica di Top500, il progetto che da ormai più di 25 anni stila la classifica degli elaboratori elettronici più potenti sulla faccia del pianeta: nel documento si evince la maggior parte dei 500 supercomputer più potenti in circolazione sono effettivamente made in China, anche se gli Stati Uniti possono rispondere all'avanzata cinese con dispositivi che nel complesso si rivelano più potenti, almeno per il momento.

Da un certo punto di vista i dati di Top500 rielaborati negli ultimi sei mesi parlano chiaro: il 45,6 percento dei più potenti supercomputer in attività è cinese, contro un ben più misero 23,4 percento di provenienza statunitense. Non solo: negli ultimi mesi il numero di macchine di provenienza cinese è aumentato da 219 a 227, mentre il corrispettivo statunitense è rimasto fermo a 118, segno che le due superpotenze sono caratterizzate da un livello diverso di dinamismo.

D'altro canto gli Stati Uniti restano in testa alla classifica della potenza di calcolo a propria disposizione, grazie a una capacità di elaborazione media più elevata da parte dei singoli elaboratori rispetto alle controparti cinesi: degli 1,65 exaflops che tutti i 500 supercomputer della lista sommati sono in grado di esprimere, il 37,8 percento è un contributo USA mentre solo il 31,1 è di provenienza cinese; anche in quest'ambito però la Cina si sta colmando velocemente il divario.

La top 10 della classifica è però rimasta invariata rispetto a sei mesi fa: Summit e Sierra si sono confermati come primi due supercomputer al mondo, sono entrambi statunitensi ed entrambi progettati da Ibm; a seguire si trovano i cinesi Sunway TaihuLight e Tianhe-2A, mentre per uscire dalla contrapposizione tra Stati Uniti e Cina occorre scorrere fino alla sesta posizione della classifica per arrivare in Europa, dove si trova Piz Daint, attivo presso il Centro svizzero di calcolo scientifico di Lugano.