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Gli Stati Uniti e l'app di condivisione social TikTok sono sempre più in rotta di collisione: dopo le accuse lanciate all'app da parte di alcuni membri del Congresso statunitense, l'autorità locale per gli affari esteri ha effettivamente deciso di lanciare un'indagine per verificare che l'app e il suo utilizzo non rappresentino dei rischi per la sicurezza nazionale degli USA.

A riportarlo è Reuters, ma la notizia era effettivamente nell'aria da tempo: tra le critiche mosse da qualche tempo nei confronti del social ci sono infatti quella di censurare contenuti politici come quelli relativi alle proteste di Hong Kong e una insufficiente protezione dei dati degli utenti dagli occhi del governo cinese. Si tratta di accuse molto simili a quelle formulate ormai per la prima volta mesi fa nei confronti di Huawei, che hanno a loro volta portato a indagini che sono culminate in sanzioni che stanno rendendo al gruppo cinese la vita molto difficile.

Per la precisione le indagini USA si concentreranno sul processo di acquisizione che due anni fa ha portato ByteDance (lo sviluppatore di TikTok) ad inglobare per un miliardo di dollari l'app statunitense Musical.ly, che già stava guadagnando parecchia trazione al momento della vicenda. In quella occasione i dati degli iscritti a Musical.ly sono effettivamente finiti nelle mani di un'azienda cinese, ma finora l'accordo non aveva fatto scattare allarmi; evidentemente l'esplosione di TikTok in tutto il mondo e l'acuirsi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno modificato il clima nel quale operano agenzie come l'autorità per gli affari esteri.

È difficile al momento capire come potrebbe risolversi l'indagine su TikTok: la casa di sviluppo ByteDance aveva già assicurato qualche giorno fa che la piattaforma non opera sotto la giurisdizione cinese (in Cina è presente invece Douyin, una replica molto simile ma separata da TikTok) e ha promesso collaborazione al governo statunitense, ma i dubbi permangono e la notizia dell'indagine è stata accolta con soddisfazione dai membri del congresso che l'avevano auspicata. Le fonti di Reuters non hanno potuto rivelare cosa le autorità stiano cercando con precisione, ma è possibile che desiderino effettivamente verificare le affermazioni del gruppo – ovvero che i dati degli utenti non risiedano fisicamente all'interno di server situati in Cina e che Pechino non abbia modo di rivendicarne l'accesso.