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Tinder, una delle app di dating più usate, di recente è stata multata per 17,3 milioni di dollari per aver discriminato gli utenti over 30. Il tutto è nato da un servizio, chiamato Tinder Plus, introdotto nel 2015 che prevedeva, per usufruirne, il pagamento di 9,99 dollari per gli utenti fino ai 29 anni e di 19,99 dollari per gli utenti over 30 anni. In pratica, gli utenti che avevano più di 30 anni si trovavano a pagare il doppio, pur usando lo stesso servizio con le medesime funzionalità. Ma la cosa non è passata inosservata e Lisa Kim, una utente dell'applicazione, non appena si è resa conto della disparità di trattamento, ha deciso di intentare una class action contro la società, coinvolgendo centinaia di migliaia di altri utenti.

La società si è sempre difesa sostenendo che l'introduzione di due tariffe era dovuta al fatto che gli utenti più giovani, grandi utilizzatori del servizio, fossero invece limitati dal punto di vista del budget a disposizione, a differenza degli utenti più maturi che invece hanno possibilità di spesa più ampia. La class action si è conclusa con una multa di 17,3 milioni di dollari comminata da un tribunale della California.

Quella che doveva essere un'arma in più per Tinder, con l'obiettivo di richiamare e coinvolgere più utenti sull'app di dating tra le più usate, in realtà si è trasformata in un vero e proprio boomerang. Il servizio che Tinder ha introdotto nel 2015, dal nome Tinder Plus, è stato oggetto di una pesante class action che ha coinvolto centinaia di migliaia di utenti i quali si sono sentiti discriminati. Tinder Plus, servizio che fornisce agli utenti "like" illimitati (gli apprezzamenti verso gli utenti) e altri plus, è stato introdotto con due tariffe differenti pur offrendo il medesimo servizio. Per gli utenti fino a 29 anni la tariffa è stata di 9,99 dollari, mentre per tutti gli utenti maggiori di 30 anni la tariffa era il doppio, 19,99 dollari.

Lisa Kim, una utente dell'app, una volta accortasi della disparità di trattamento, ha deciso di lanciare una class action, una causa collettiva che ha coinvolto decine di migliaia di utenti, si dice più o meno 230.000. Inizialmente Tinder ha cercato di raggiungere un accordo, cercando, in tribunale, di "risarcire" gli utenti offrendo un accordo che è stato poi rigettato dalla Kim che si è appellata ad una corte della California. L'esito finale della diatriba giudiziaria è stato quindi che la corte ha riconosciuto la disparità di trattamento, la discriminazione verso coloro che hanno più di 30 anni, e ha multato la società per 17,3 milioni di dollari. In base all'accordo, ogni membro della class action, quindi 230.000 utenti, in base a questa sentenza, riceverà 50 "Super Likes" (per un valore di 11,5 milioni di dollari), con la possibilità di richiederne altri 25.

Una situazione pesante per Tinder che deve, a sua volta, affrontare anche una causa interna. Infatti, i fondatori dell'app, Sean Rad, Jonathan Badeen, Justin Mateen, Joe Munoz, Dinesh Moorjani e Chris Gylczynski (Whitney Wolfe ha poi lasciato Tinder per dedicarsi a Bumble), hanno citato Match, ossia la società madre proprietaria dell'app, chiedendo 2 miliardi di dollari per aver abbassato la valutazione dell'app. Insomma, non proprio una bella situazione, senza dimenticare le varie cause di sessismo e molestie sessuali.