whatsapp motore bufale

Puntuale come un orologio svizzero, anche quest'anno è tornata a circolare online la bufala di WhatsApp a pagamento. Il messaggio circola ormai da anni proprio sulla piattaforma di messaggistica e come di consueto avvisa gli utenti che il servizio finora gratuito sarà presto erogato esclusivamente dietro compensazione economica o in alternativa dopo l'inoltro – in stile catena di sant'Antonio – della missiva che contiene l'avviso ad un cospicuo numero di destinatari. Le due versioni del messaggio che circolano sono simili: entrambe affermano che il servizio sta per iniziare ad avere un costo – quello paventato è di 1 euro al mese o di 0,01 euro per messaggio – e che l'inoltro compulsivo disinnesca la clausola permettendo invece di continuare a usare l'app gratuitamente, ma in entrambi i casi si tratta di una bufala.

Perché WhatsApp non sarà mai a pagamento

C'è stata un'epoca in cui WhatsApp è stato effettivamente a pagamento, anche se la ricorderanno in pochi. Ai tempi in effetti la piattaforma era già in voga ma non era ancora ubiqua come lo è adesso, fatto sta che fino al 2016 agli utenti è stato effettivamente chiesto effettivamente il pagamento di un abbonamento annuale da un euro, necessario a collegarsi al servizio e scalabile da carta di credito.

Oggi le cose non stanno più così per almeno due motivi. Innanzitutto la soluzione ideata dagli sviluppatori impediva di usare WhatsApp a tutti i potenziali utenti sprovvisti di carta di credito, tagliando fuori quasi completamente i Paesi in via di sviluppo dall'utilizzo dell'app. In secondo luogo l'acquisizione da parte di Facebook ha reso meno urgente la necessità di trasformare il servizio in una fonte di guadagni.

Ecco perché WhatsApp non diventerà a pagamento quest'anno e neppure negli anni a venire. Facebook, che possiede l'app, ha grandi progetti al riguardo: la trasformerà nel social network del futuro, con la possibilità di contattare gli esercizi commerciali a quella di pagare i loro servizi direttamente con un messaggio. Il suo valore dunque risiede proprio nell'essere utilizzata da così tante persone, mentre imponendo un pagamento mensile o sulla base dei messaggi inviati, molti utenti fuggirebbero verso altri lidi o comunque smetterebbero di usare l'app.

Il precedente di MSN Messenger

WhatsApp del resto non è la prima piattaforma ad essere contemporaneamente protagonista e veicolo di bufale simili. Ai tempi di MSN Messenger catene simili circolavano su base mensile, e proprio l'ultima missiva che sta circolando in queste ore su WhatsApp ne conserva un tratto peculiare: il nome dei (finti) direttori. Il testo della catena su WhatsApp si apre infatti con l'introduzione "Salve, siamo Andy e John, i direttori di WhatsApp", ovvero gli stessi nomi che nei primi anni 2000 erano utilizzati per impersonare i direttori di MSN Messenger.

Di seguito i testi delle due versioni della missiva incriminata che sta circolando su WhatsApp:

"Salve, siamo Andy e John, i direttori di whatsapp. Qualche mese fa vi abbiamo avvertito che da questo inverno Whatsapp non sarebbe stato più gratuito; noi facciamo sempre ciò che diciamo, infatti, le comunichiamo che da oggi whatsapp avrà il costo di 1 euro al mese. Se vuole continuare ad utilizzare il suo account gratuitamente invii questo messaggio a 20 contatti nella sua rubrica, se lo farà, le arriverà un sms dal numero: 123#57 e le comunicheranno che Whatsapp per LEI è gratis!!! GRAZIE…. e se non ci credete controllate voi stessi sul nostro sito (www.whatsapp.com). ARRIVEDERCI. PS: quando lo farai la luce diventerà blu (se non lo manderai l’agenzia di Whatsapp ti attiverà il costo)".

"WHATSAPP torna a pagamento: il costo è di 0,01 euro a messaggio, oppure un euro al mese. Per non pagare l’abbonamento mensile bisogna inviare il messaggio ad almeno una dozzina di persona".