Neanche in estate sembra esserci tregua dalle truffe telefoniche, e in particolare da quelle che corrono su uno dei mezzi di comunicazione più diffusi degli ultimi anni, ovvero WhatsApp. Stando a quanto segnalato dalla società di cybersicurezza Group-IB, sulla popolare piattaforma di messaggistica istantanea si sta riversando in questi giorni una nuova ondata di truffe che mirano a far iscrivere le vittime a costosi servizi a pagamento; il vettore attraverso il quale si propagano questi attacchi sono falsi buoni sconto e offerte economiche che per rendersi credibili utilizzano impropriamente marchi ben conosciuti come Conad, Carrefour e Alitalia, e che vengono condivisi dalle vittime già cadute nel raggiro.

La tipologia di truffa descritta non è nuova ed è incentrata sulla diffusione di inviti che promettono vantaggi economici sostanziosi e contengono link a pagine web fraudolente, progettate per ricordare quelle dei brand sfruttati per il raggiro. All'interno delle pagine in questione viene descritta la procedura per ottenere i vantaggi promessi, la quale prevede di inviare ai propri contatti un messaggio di invito con il link alla pagina fasulla. Dopo aver contribuito a diffondere il collegamento incriminato ai propri contatti la vittima si ritrova proiettata su una pagina esterna e in alcuni casi iscritta a un servizio a pagamento, mentre amici e conoscenti rischiano di cadere nel medesimo tranello.

Gli elementi in comune alle truffe segnalate sono sempre i medesimi: degli indirizzi web che contengono il nome dei marchi sfruttati (ma che a un'analisi più attenta contengono elementi sospetti) e semplici questionari iniziali pensati per dare una parvenza di credibilità alle false iniziative. A indurre in errore, oltre ai nomi delle aziende, c'è sicuramente il fatto che gli inviti vengono ricevuti da parenti e amici, unito alla prospettiva di un guadagno monetario che può offuscare le capacità di giudizio. Il consiglio per non cadere in questa tipologia di attacco fortunatamente è semplice da seguire: non credere in nessun caso all'esistenza di iniziative simili. Non c'è azienda di dimensioni rilevanti che utilizzerebbe un mezzo come WhatsApp per organizzare questionari, né tantomeno per premiare potenziali clienti con buoni spesa e ricompense distribuiti casualmente.