Il produttore di smartphone e prodotti tecnologici Xiaomi è finito in una lista pericolosa per la sopravvivenza nel gruppo al di fuori del territorio cinese: quella delle aziende cinesi che gli Stati Uniti sospettano abbiano legami con le forze armate locali. La mossa è uno degli ultimi atti dell'amministrazione Trump, che insieme a Xiaomi ha inserito nel medesimo documento anche altri soggetti come il gruppo petrolifero China National Offshore Oil Corporation e l'azienda aerospaziale Commercial Aircraft Corporation of China. La mossa, almeno per il momento, non mette a rischio la produzione dei dispositivi Android di Xiaomi, anche se avrà comunque delle conseguenze per l'azienda.

Il caso di Huawei

Negli ultimi due anni ha tenuto banco la contrapposizione tra l'amministrazione Trump e il colosso cinese Huawei, accusato dagli USA di essere controllato dal governo di Pechino. La situazione attuale con Xiaomi per il momento è diversa: la lista nella quale quest'ultimo gruppo è stato inserito è redatta dal dipartimento della difesa, mentre Huawei era stata inserita anche in documento separato realizzato da quello del commercio, e impediva alle aziende statunitensi di fare affari con il gruppo. Huawei inoltre preccupava il governo statunitense per la sua presenza massiccia nel campo delle infrastrutture di rete — i gangli attraverso i quali passano le telecomunicazioni di centinaia di milioni di dispositivi sul suolo nazionale.

Le conseguenze per Xiaomi

Xiaomi per il momento non dovrà affrontare le pesanti conseguenze che hanno messo in ginocchio il business smartphone (e non solo) di Huawei in occidente. I produttori di chip e componentistica continueranno a dialogare e commerciare con l'azienda, così come farà anche lo sviluppatore del sistema operativo Android, Google. Quel che viene colpito con l'inserimento di Xiaomi nella lista nera del dipartimento della difesa sono gli investimenti delle aziende statunitensi: a partire dall'11 novembre gli investitori locali dovranno infatti liberarsi dai loro interessi economici nelle nuove aziende inserite nel gruppo.

La risposta di Xiaomi

Di seguito la risposta del gruppo cinese alla decisione del dipartimento della difesa statunitense.

Xiaomi ha sempre rispettato la legge e agito in conformità con le disposizioni e i regolamenti delle giurisdizioni dei Paesi in cui svolge la propria attività.

La Società ribadisce che fornisce prodotti e servizi per uso civile e commerciale. Conferma inoltre di non essere posseduta, controllata o affiliata all’esercito cinese e di non essere una “Società militare comunista cinese” come definita dal NDAA.

Xiaomi intraprenderà azioni appropriate per proteggere gli interessi della Società e dei suoi azionisti e sta esaminando anche le potenziali conseguenze di questo atto per avere un quadro più completo del suo impatto sul Gruppo.

Ci saranno ulteriori annunci, se e quando Xiaomi lo riterrà opportuno.