Twitter in questi giorni sta affrontando una polemica infuocata a proposito della censura, più precisamente della pratica dello shadow banning. Il caso è stato sollevato da un video di Project Veritas, progetto di giornalismo di inchiesta fondato da James O'Keefe, nel quale si vedono alcuni giornalisti del progetto, infiltratisi nell'azienda di Jack Dorsey e  raccogliere le testimonianze di dipendenti che confermano la pratica dello shadow banning. Negli Stai Uniti, ma non solo, da un po' di tempo si sospetta che l'azienda di San Francisco censuri alcuni account che condividono contenuti politici "non graditi", per lo più appartenenti all'area conservatrice pro Trump.

Se quello che ha scoperto Project Veritas fosse vero, allora c'è il rischio molto alto che Twitter si possa trovare a breve in una vera e propria bufera. Nei video realizzati dal progetto di giornalismo di inchiesta di James O'Keefe alcuni tra attuali dipendenti di Twitter ed ex ingegneri della società affermano l'esistenza di un algoritmo che procede alla censura dei contenuti attraverso la pratica dello shadow banning. Questa pratica, molto usata nella gestione delle community, prevede la "messa in ombra" dei contenuti di un utente, senza che lo stesso se ne accorga. In realtà, l'utente, non vedendo alcuna interazione generata dalla condivisione dei contenuti, alla lunga è portato ad abbandonare l'account.

Si tratta di una pratica di censura che sta facendo molto discutere negli Usa, dove molti media parlano in effetti di negazione della libertà di parola. Un'accusa molto grave che potrebbe avere gravi conseguenza per Twitter che da anni cerca di risollevare la crescita del numero degli utenti, senza particolari successi. Dalle testimonianze raccolte da Project Veritas si evince che gli utenti più colpiti da questo tipo di censura "ombra" sono spesso sostenitori del presidente Donald Trump. In un video, infatti, Pranay Singh, ingegnere responsabile della sezione Messaggi Diretti, spiega che l'algoritmo procede alla "messa in ombra" di tutto ciò che riguarda quel particolare contenuto da censurare, sia esso in forma testuale, video o immagini, messaggi privati. In pratica è come se quel contenuto non fosse mai stato condiviso e l'utente neanche ne è a conoscenza.

In un altro video, Steven Pierre, altro ingegnere di Twitter, spiega che l'algoritmo va a "scandagliare ogni singola parola in ogni singola conversazione, e se è negativo passerà alla cancellazione. In pratica è una forma di divieto".

Ma quello che rende tutto ancora più inquietante è la testimonianza di Clay Haynes, ingegnere senior di Twitter, il quale ha dichiarato in un video: "Siamo più che felici di aiutare il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti con la loro piccola indagine" su Trump". Un'affermazione allarmante per i vertici di Twitter, infatti un portavoce è subito intervenuto per smentire quanto rivelato da Haynes affrettandosi ad affermare, a Fox News, che "Twitter non è tenuto a rivelare a nessuno alcuna informazione senza autorizzazione". Inoltre il portavoce ha aggiunto che "Twitter deplora il modo con cui sono stati realizzati questi video, l'azienda si impegna sempre per far rispettare le regole senza pregiudizi.

Ci sarebbero poi altre fonti che affermano che Twitter possiede una "white list" di account "preferiti" e una "black list" con account da tenere d'occhio. Una situazione che lascia increduli, se davvero tutto questo venisse confermato. Di certo, è una situazione che getta ancora più in difficoltà l'azienda costretta ad una estenuante corsa per aumentare il numero degli utenti. Vedremo se ci saranno altri sviluppi.