facebook rapporto uk

Secondo la Commissione per il Digitale, Cultura, Media e Sport del parlamento britannico, al temine di una indagine sulla disinformazione attraverso i social media, Facebook avrebbe "intenzionalmente e consapevolmente" violato sia le leggi sulla privacy che quelle sulla concorrenza. Inoltre, il rapporto, che racchiude i risultati dell'indagine, aggiunge: "ai social media come Facebook non dovrebbe essere permesso di comportarsi come ‘gangster digitali‘, ritenendosi, anzitempo, al di là della legge". La commissione arriva alla conclusione che Facebook dovrebbe essere soggetto al controllo governativo in quanto, sostengono i legislatori britannici, "non è in grado di governarsi da solo". Sono conclusioni pesanti che prendono in seria considerazione il fatto che piattaforme come Facebook debbano eliminare contenuti "nocivi" e " illegali" ed essere ritenute responsabili degli stessi secondo un codice etico da rispettare obbligatoriamente. Si tratta di una visione contrapposta a quella espressa dagli Stati Uniti.

La Commissione per il Digitale, Cultura, Media e Sport del parlamento britannico, al termine di una indagine sulla disinformazione sui social media, durata diciotto mesi, è giunta a pesanti conclusioni che prendono di mira specialmente Facebook, accusato di muoversi come "un gangster digitale". L'elemento che spicca dall'indagine, racchiuso in un report presentato al parlamento Uk, è che Facebook è accusato di aver violato in maniera intenzionale e consapevole le norme sulla privacy e sulla concorrenza. A questa conclusione la commissione ci arriva grazie anche a dei documenti, per lo più testi di email scambiate tra Mark Zuckerberg e suoi dirigenti, che provengono da una causa che arriva dagli Stati Uniti che vede coinvolto Facebook, ovviamente, e una piccola azienda dal nome Six4Three.

L'intento della commissione era quello di dimostrare, anche grazie a quei documenti, che la violazione delle norme e l'emergere di casi come quello più grave di Cambridge Analytica erano, in realtà, direttamente provocati da Facebook.

Il report della commissione chiede quindi che venga introdotto, in maniera obbligatoria, un codice etico che coinvolga tutte le piattaforme digitali e che debba poi essere controllato da una struttura indipendente che abbia, qualora emergesse la necessità, di intervenire direttamente con il potere di avviare anche azioni legali.

Tra le altri conclusioni, che chiaramente sono dirette al governo britannico, si raccomanda la possibilità di indagare se Facebook abbia potuto il qualche modo generare, o contribuire alla propagazione, notizie false al punto da influenzare l'elettorato. Chiede al governo di indagare se Facebook abbia mai messo in atto pratiche anti-concorrenziali e, ancora, di adoperarsi per un controllo minuzioso che mercato pubblicitario di Facebook nel Regno Unito. "Alle grandi aziende tecnologiche non deve essere permesso di espandersi in modo esponenziale, senza vincoli o un adeguato controllo normativo", si legge nel rapporto rapporto. "Solo i governi e la legge sono abbastanza potenti da contenerli".

Dal canto suo Facebook, in risposta alle conclusioni del rapporto, attraverso Karim Palant, responsabile delle policy pubbliche di Facebook, fa sapere di comprendere le preoccupazioni espresse nel rapporto e fa notare la propria partecipazione all'indagine rispondendo a più di 700 domande. Inoltre, Facebook rivendica la sua azione per contrastare la disinformazione sulla piattaforma, avendo aumentato il numero di persone che controlla le notizie condivise sula piattaforma, adesso 30.000.

Le conclusioni a cui arriva il rapporto sono dirette conseguenze del caso Cambridge Analytica e dell'esplosione del fenomeno delle fake news sulla piattaforma. E questa volta, a differenza delle altre, viene presa in seria considerazione la possibilità di introdurre una forma di controllo governativa che, qualora venisse accolta dal governo britannico, si tratterebbe di un precedente che potrebbe poi influenzare anche altri governi.