Da anni ormai i social network sono diventati un luogo dove violenza verbale, insulti e minacce vengono lanciati con leggerezza e spesso contro il regolamento delle stesse piattaforme che li ospitano, ma questo genere di trattamento non risparmia neppure chi per professsione ha scelto di prodigarsi per il benessere altrui, come i medici. Secondo uno studio della Northwestern University e dell'università di Chicago pubblicato sul Journal of the American Medical Association, negli Stati Uniti un medico su quattro ha riferito di essere stato attaccato su canali come Facebook e Twitter per via della propria professione.

Tra i disagi riferiti dai medici che hanno partecipato allo studio, figurano attacchi personali, ondate di recensioni negative sulle pagine professionali, informazioni personali condivise pubblicamente e soprattutto molestie e minacce coordinate subite sul luogo di lavoro come risultato di azioni coordinate tra più utenti. Le donne in particolar modo sono risultate particolarmente colpite da attacchi personali e molestie: una su sei ha riferito di aver subito questa particolare tipologia di attacco sui social.

Lo studio è il risultato di un sondaggio svolto proprio su Twitter, al quale hanno partecipato centinaia di medici che hanno riportato la loro esperienza soggettiva, ma le risposte sono state collezionate in tempi in cui la pandemia di Covid-19 non era ancora all'orizzonte. Ad oggi — dopo mesi di misure restrittive, milioni di morti in tutto il mondo e un'economia in ginocchio nella maggior parte dei Paesi colpiti — le cose sono probabilmente peggiorate, e l'atteggiamento degli utenti social nei confronti di chiunque sia legato al coronavirus anche solo nella lotta per sconfiggerlo si è fatto ancora meno tollerante.

Gli autori dello studio lo confermano: "I nostri dati probabilmente sottostimano il grado di intensità degli attacchi che si stanno verificando da dopo l'inizio della pandemia, dal momento che molti medici hanno iniziato a promuovere l'adozione di misure di prevenzione che sono state spesso derise da leadership politiche che non riconoscono valore alla scienza e ai fatti". Il riferimento indiretto è al presidente USA Donald Trump e al movimento no-mask, ma gli esempi di negazionismo scientifico abbondano anche in Paesi come il nostro — proprio in un momento in cui medici dovrebbero sentirsi liberi di fare il loro prezioso lavoro.