Lo youtuber e gamer professionista Douglas ‘FaZe Censor' Martin sta facendo notizia per aver rotto la sua relazione con Yanet Garcia, altrettanto nota in rete con 6,5 milioni di follower su Instagram. Ciò che ha posto fine alla storia d’amore sarebbe Call of Duty, la famosa serie di videogiochi sparatutto in prima persona. Il ragazzo infatti aveva bisogno di più tempo per concentrarsi negli allenamenti al gioco in vista dei mondiali. In un video su YouTube Douglas racconta come le cose hanno cominciato a cambiare quando Yanet ha deciso di tornare in Messico per continuare il suo lavoro come “ragazza delle previsioni del tempo” e per intraprendere una carriera nella recitazione.

Si può rompere una relazione per un “gioco”?

Così non solo l’aspetto più “gossip” della vicenda, ma anche i luoghi comuni sui gamer hanno contribuito a trasformare in notizia questa faccenda tra “fidanzatini”. Del resto non sapremo mai nemmeno chi ha realmente deciso di rompere per primo la relazione: i post pubblicati da Yanet sono piuttosto ambigui a riguardo, stando almeno alle interpretazioni dei fan. Mentre invece potremmo facilmente capire che chiederci “si può rompere una relazione per il gioco” è una premessa errata. Non si tratta di un mero passatempo, ma di un lavoro a tutti gli effetti. Si possono rompere relazioni per ragioni di lavoro? Non ci pronunciamo a livello morale, ma sappiamo che questo succede già in tanti altri mestieri. Scegliere tra carriera e relazioni affettive spesso è ciò che caratterizza le vite di chi ha un talento e desidera coltivarlo.

Falsi miti sui videogiochi violenti

Gli sparatutto come Call of Duty hanno già fatto parlare di sé riguardo alla loro influenza nella vita dei ragazzi, ma in maniera decisamente più allarmante. Parliamo del presunto collegamento tra videogiochi e istigazione alla violenza. La polemica è particolarmente sentita negli Stati Uniti dove c'è chi vorrebbe deviare la discussione contro le armi imputando ai videogame la responsabilità delle esplosioni di violenza anche nelle scuole americane. In realtà al netto di studi preliminari a riguardo non esiste un comprovato collegamento tra il tempo passato a giocare e l'istinto omicida, mentre può esistere un collegamento indiretto là dove il danno è già fatto ed esistono disagi dovuti a ben altri motivi, come per esempio l'ambiente scolastico e la famiglia. Del resto esiste anche un codice di autoregolamentazione, il PEGI che serve proprio ad indicare ai genitori il contenuto dei videogame, in modo da valutare se sia effettivamente adatto ai loro figli, anche in ragione dell'età. Purtroppo però non tutti sono informati adeguatamente a riguardo.