I sistemi di riconoscimento delle immagini sono una classe degli algoritmi di machine learning dalle potenzialità elevate: possono essere impiegati nel riconoscimento dei volti, per dare vita in futuro ad automobili che si guidano da sole o per descrivere ai non vedenti ciò che sta loro intorno utilizzando solo la fotocamera del loro smartphone. L'artista statunitense Sam Lavigne ha deciso però di farne un utilizzo decisamente peculiare: realizzare la più grande raccolta esistente di pettinature di Mark Zuckerberg, isolandole automaticamente dalle fotografie esistenti online del numero uno di Facebook.

Gli algoritmi impiegati da Lavigne sono di pubblico dominio e sono sostanzialmente stati addestrati per riconoscere chiome e ciuffi da una qualunque fotografia, esattamente come altri sistemi sono programmati per concentrarsi sugli occhi, o per distinguere un pedone da un'automobile; puntato su una banca dati di fotografie di Zuckerberg, il sistema si è così lanciato ritagliando da ciasucna immagine la porzione di capelli appartenente al soggetto. Non che la capigliatura di Zuckerberg sia particolarmente cangiante, anzi: da che se ne ha memoria, il CEO ha sempre mostrato lo stesso taglio di capelli — dettaglio che rende ancora più bizzarra la raccolta di Lavigne.

Non è la prima volta che l'artista impiega tecnologie alla base di sistemi di automazione e sorveglianza per realizzare le sue opere. La sua ultima fatica ha dato come frutto un totale di 387 sagome di capelli dalle quali sono stati tagliati fuori il volto di Zuckerberg e qualunque altro elemento dello sfondo, dando un risultato particolarmente inquietante. Non solo: Lavigne ha inoltre pubblicato online il suo catalogo sotto forma di una serie di Tweet nei quali le sagome ottenute sono state riarrangiate in vari modi: alternate una dopo l'altra in una sorta di presentazione video, disposte in una griglia ordinata, sovrapposte in verticale come fossero state impilate una sull'altra e disposte concentricamente.