Non è un social network, nè una piattaforma di messaggistica, eppure può rivestire un'importanza sociale da non sottovalutare: si chiama Mygrants, ed è un'app che aiuta i migranti non solo a ottenere le competenze necessarie a integrarsi nel nostro Paese, ma anche a trovare il lavoro che meglio si adatta alle loro abilità e a quelle che si possono acquisire proprio utilizzando il software.

L'app è nata nel 2017 ma è appena tornata sotto i riflettori grazie al progetto New Realities organizzato da Lenovo, che ha raccolto in 10 esperienze cinematografiche le storie di altrettante donne che nel mondo hanno saputo portare un cambiamento positivo durante la pandemia di coronavirus. Mygrants punta proprio a questo: si raggiunge attraverso qualunque smartphone e propone ai migranti nozioni utili mentre valuta le loro competenze in ambiti svariati e cerca possibili contatti con il mondo del lavoro.

A oggi la piattaforma conta quasi 90.000 utenti e attraverso il suo utilizzo sono già stati attivati più di 1.230 contratti di lavoro, la maggior parte dei quali inizia come tirocinio formativo e termina in contratti a tempo indeterminato. A Fanpage.it ne ha parlato la co-fondatrice, Aisha Coulibaly.

Partiamo dall'inizio: come è nata Mygrants?

Nel precedente progetto del quale mi sono occupata con Chris (l'altro co-fondatore di Mygrants) curavamo la formazione dei migranti in un centro di accoglienza fisico, ma ci siamo resi conto che fare questa cosa era limitante, perché potevamo aiutare a sviluppare le competenze di 12 persone alla volta mentre i migranti che sono in questo Paese sono 900.000. Abbiamo pensato allora che il digitale potesse essere il mezzo migliore per creare una serie di servizi utili a tutti i migranti in Italia, dato che il 90 percento dei migranti che arrivano da noi ha meno di 35 anni ed è quindi nativo digitale.

Come funziona l'app?

L'app si raggiunge tramite qualunque browser web per smartphone e offre innanzitutto informazioni ai migranti sui loro diritti e doveri, sul funzionamento del sistema di accoglienza e in generale su tutto ciò che al migrante serve per orientarsi nel nostro Paese. Dal momento che ci siamo resi conto che i migranti spendono in media 600 giorni in attesa e senza possibilità di seguire percorsi di formazione di alcun genere, abbiamo pensato di integrarli noi all'interno dell'app, sulla base delle professioni più ricercate nel mercato del lavoro in Italia.

Come si svolgono i corsi all'interno della piattaforma?

Sia le informazioni che la formazione vengono somministrati tramite una metodologia che si chiama micro learning, e offre una serie di brevi sessioni di apprendimento sui temi più disparati, che noi proponiamo sotto forma di brevi quiz tematici. Insegnare in questo modo ci permette sia di rafforzare le competenze pregresse dei migranti, sia di fare in modo che ne acquisiscano di nuove, e allo stesso tempo ci permette di conoscere quali sono le competenze e gli interessi di chi si sottopone ai quiz.

Cosa si può imparare con Mygrants?

L'app fornisce supporto verso destinazioni professionali specifiche a seconda della richiesta: può trattarsi di inserimento lavorativo, percorsi di imprenditorialità, o istruzione superiore. Chi ha già competenze specifiche può rafforzarle e approfondirle; chi parte da zero può decidere in quale ambito iniziare la propria formazione.

Come vengono messi in contatto i migranti con le aziende?

Fino a oggi ce ne siamo occupati offline: le aziende ci hanno chiamato per capire se avessimo delle figure professionali che corrispondessero alle loro esigenze; siamo poi andati noi a cercare nella banca dati compilata a partire dai corsi seguiti quali fossero i soggetti con le competenze che le aziende richiedevano. Presto lanceremo però una piattaforma che chiameremo PickMe, attraverso la quale il processo sarà automatico: le aziende potranno interrogare indipendentemente la banca dati inserendo cinque requisiti importanti come il ruolo richiesto e la regione, dopodiché avranno accesso a una lista di soggetti che rispondono alle richieste effettuate.