14 Luglio 2021
16:35

“Utenti Facebook spiati sul social da dozzine di dipendenti”: l’accusa nel libro-inchiesta

L’opera di due giornaliste del New York Times mette in discussione le politiche di sicurezza dei dati adottate da Facebook nel pieno della sua espansione, che hanno permesso per mesi a un numero non precisato di dipendenti di frugare liberamente tra le informazioni personali e tra le attività di milioni di utenti del social.
A cura di Lorenzo Longhitano

Negli ultimi anni Facebook ha tentato in modo sempre più deciso di mostrarsi al pubblico come una multinazionale attenta alla privacy di chi ne sfrutta i servizi. Di quando in quando però emergono storie che contrastano nettamente con questo modo di vedere le cose; una di queste vicende è emersa in questi giorni all'interno di un libro-inchiesta sull'ascesa di Facebook nel panorama online, e parla di come in passato il gruppo sia stato costretto a licenziare dozzine di dipendenti dopo averli sorpresi a spiare gli utenti del social abusando di un accesso ai loro dati personali quasi illimitato.

L'accusa

Il libro in questione si intitola "An Ugly Truth: Inside Facebook's Battle for Domination" ed è l'opera di indagine delle giornaliste del New York Times Sheera Frenkel e Cecilia Kang. Tra gli estratti circolati in anteprima che stanno facendo maggiormente discutere online, uno in particolare mette in discussione le politiche di sicurezza dei dati adottate da Facebook nel pieno della sua espansione, che hanno permesso per mesi a un numero non precisato di dipendenti di frugare liberamente tra le informazioni personali e tra le attività di milioni di utenti del social.

Privacy violata

In una occasione — riporta il libro — uno degli sviluppatori ha sfruttato il suo accesso ai dati di Facebook per scovare una donna con la quale aveva appena litigato e che aveva abbandonato l'albergo che condivideva con lui. Un altro dipendente si è introdotto nel profilo di una donna con la quale aveva avuto un primo appuntamento appuntamento finito male, spiandone anni di conversazioni, eventi frequentati e fotografie caricate. Questo potere — è l'accusa formulata a partire dalle testimonianze raccolte dalle giornaliste — non è solamente eccessivo, ma è stato concesso in modo non sufficientemente regolamentato, finendo nelle mani di dipendenti che se ne sono approfittati per spiare e in alcuni casi inseguire nel mondo reale persone per le quali avevano interessi particolari — per la maggior parte donne.

Il passato e il presente

I fatti raccontati si sono verificati tra il 2014 e il 2015, mentre il conteggio dei dipendenti scoperti e successivamente licenziati da Facebook è di 52. Ai tempi — prosegue la ricostruzione — circa 16.000 dipendenti avevano accesso a questo tipo di dati, e il capo della sicurezza di Facebook si lamentò con Zuckerberg in persona dell'emergere periodico di questo tipo di problematiche: la soluzione proposta però — ridurre il numero di impiegati con accesso privilegiato ai dati e rendere più difficile ottenere queste informazioni — venne più volte respinta. Stando a Facebook da allora le cose sono cambiate: in una dichiarazione rilasciata a Insider il gruppo ha chiarito come dal 2015 abbia intensificato gli sforzi per prevenire, bloccare e punire questo tipo di abusi.

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