Con la diffusione del coronavirus nel mondo si sono riaccesi i timori di coloro che ritengono che le reti 5G siano dannose per l'uomo. Di relazioni causa-effetto tra il proliferare del virus e la presenza di reti di nuova generazione sul territorio in realtà non ne esistono: Wuhan, epicentro della pandemia, è solo una delle città dove il 5G ha debuttato, e in più fior di scienziati in tutto il mondo hanno già rigettato del tutto la bizzarra ipotesi. Questo non ha impedito alla psicosi di diffondersi in più parti del mondo fino a conseguenze piuttosto bizzarre: l'ultima è l'uscita sul mercato di una chiavetta USB spacciata come anti-5G che, stando ai produttori, dovrebbe poter schermare chi la impiega dagli (inesistenti) danni prodotti dai campi elettromagnetici generati dalle antenne.

False promesse

Il dispositivo è stato chiamato in modo esplicativo 5G Bioshield, ed è una chiavetta che nelle parole del produttore si basa su una "tecnologia di catalizzatore olografico quantistico per l'equilibrio e l'armonizzazione degli effetti dannosi delle radiazioni elettriche squilibrate". Le immagini a corredo della descrizione suggeriscono che la chiavetta possa generare attorno a se un campo invisibile capace di proteggere chi sta all'interno dalle onde dannose generate da smartphone e altri dispositivi elettrici.

Il gadget non sarebbe utile solo per proteggere dalle frequenze del 5G quindi, ma anche da quelle provenienti dalle reti cellulari di generazioni precedenti e dal WiFi —frequenze che non verrebbero bloccate ma "trasmutate, armonizzate da frequenze dannose a frequenze che affermano la vita". Del resto — continua il sito — la "tecnologia nano-strato olografica" alla base del dispositivo è "il risultato della ricerca di diversi decenni in più Paesi", ben prima che il 5G fosse anche solo stato immaginato.

Cosa c'è dentro a 5G Bioshield

La chiavetta sembra insomma proporre una soluzione inefficace a un problema che neppure esiste. L'azienda di sicurezza informatica Pen Test Partners ne ha ordinate alcune unità, scoprendo che si tratta nei fatti di una chiavetta da appena 128 MB con all'interno un manuale d'utilizzo che spiega come il dispositivo sia sempre e costantemente in funzione. 5G Bioshield non avrebbe cioè bisogno di essere acceso, né spento, motivo per cui Pen Test Partners ha provveduto a disassemblare l'unità giungendo a una conclusione prevedibile: il dispositivo non è altro che una chiavetta USB con un adesivo applicato malamente sul rivestimento.

Costoso e sponsorizzato

Il problema è che il gadget non è neppure economico. A fronte di un valore probabilmente inferiore a 5 euro, la chiavetta 5G Bioshield è proposta online a oltre 315 euro, con un'offerta speciale dedicata a chi desidera acquistare un tris di chiavette a "soli" 884 euro. Non solo: come ha riportato recentemente la BBC, l'utilizzo del dispositivo è stato raccomandato da un membro del comitato consultivo per il 5G della città di Glastonsbury all'interno di una relazione ufficiale sul tema. E mentre i rappresentanti dell'azienda si sono smarcati suggerendo alla BBC che il costo esorbitante del prodotto è dovuto alla decennale attività di ricerca e sviluppo servita a realizzarlo, l'organizzazione per la lotta alle frodi commerciali locale London Trading Standards si è già mossa per investigare sul gadget e sulla sua provenienza.