13 Aprile 2010
17:19

Vincenzo Novari e le nuove sfide di 3 Italia: “la banda larga è una priorità irrinunciabile del Paese”

Dialoghi Digitali ha intervistato Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia, che ripercorre con noi le tappe che hanno portato la società di telecomunicazioni a offrire in Italia servizi di telefonia cellulare, accesso wireless ad Internet e televisione mobile grazie anche a un nuovo approccio al mercato, come per esempio il lancio in anteprima in Europa (nel 2000) dei servizi Umts..
A cura di Redazione Tech

Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia, sottolinea la "priorità irrinunciabile" costituita dalla banda larga per il nostro Paese nella nuova intervista di Dialoghi Digitali. Il leader italiano della compagnia attiva nel campo delle Tlc in tre continenti conferma l'"ottimismo" in merito al futuro della nostra nazione, ma al contempo pone l'accento su un fattore che sarà decisivo per la crescita: lo "sviluppo delle reti a banda larga e ultra-larga e dei modelli di organizzazione sociale che oggi etichettiamo come 2.0".

Novari nell'intervista ripercorre gran parte del percorso di 3 Italia, una case history che si è distinta negli anni per l'innovazione e per un nuovo approccio al mercato, a partire dal lancio in anteprima in Europa (nel 2000) dei servizi Umts. E spiega i motivi per cui, a differenza del direttore della Luiss Pier Luigi Celli, nella lettera che ha pubblicato su Facebook invita suo figlio a non abbandonare il nostro Paese.

Nel 2000 i capitali di Hutchinson Whampoa, tuttora azionista di maggioranza di H3G Italia, furono necessari per l’aggiudicazione della “storica” gara Umts: lei fu protagonista di quell’operazione. Già allora l’innovazione rappresentata da questa tecnologia era chiara. Ciononostante non fu possibile reperire fondi italiani. Perché?

"Ci fu una causa contingente: nel 2000 era caduto il governo D’Alema e Giuliano Amato era diventato il nuovo presidente del Consiglio. In una delle prime riunioni del Consiglio dei Ministri fu deciso che le licenze per l’Umts sarebbero state assegnate non più con il meccanismo del beauty contest, ma con un’asta. Base d’asta 4000 miliardi, ammessi solo rilanci da 300 miliardi.

Col senno del poi, come si dice in questi casi, si può convenire che si sia trattato di una scelta industriale sbagliata, sbagliata a livello continentale se è vero che solo nella vecchia Europa le licenze Umts sono state pagate l’astronomica cifra di 200 miliardi di euro. Una sorta di tassa che i Governi europei hanno voluto mettere sul futuro, cercando di incamerare a posteriori parte della ricchezza che il boom delle comunicazioni mobili aveva creato nel decennio precedente. Col risultato, invece, di mettere a repentaglio uno dei pochi settori in cui l’Europa poteva vantare una supremazia a livello mondiale.

Poi c’è un elemento strutturale del capitalismo italiano, caratterizzato da pochi player a conduzione famigliare, con dimensioni insufficienti per competere a livello internazionale e, soprattutto, poco propensi a investire in contesti a elevata competitività. Vicende come Alitalia o il ritardo nelle grandi infrastrutture sono lì a dimostrarlo".

Nel 2003 H3G Italia si è distinta per essere stata la prima compagnia in Europa a lanciare i servizi Umts: nel corso di questi 7 anni quali sono state le funzionalità più innovative lanciate da 3, a suo giudizio?

"L’innovazione per noi di 3 è stata una scelta obbligata, sin dall’inizio, quando ci siamo trovati di fronte all’alternativa ti distingui o ti estingui.

Siamo stati innovativi nella visione di fondo: l’idea che lo schermo del cellulare fosse uno spazio personale utilizzabile anche per il consumo di contenuti, per l’intrattenimento, l’informazione, la musica e il cinema, ha precorso di 10 anni il boom dei dati e delle applicazioni che stiamo vivendo in questo momento. Se oggi l’Italia ha una posizione di leadership in Europa nella banda larga mobile, con un tasso di penetrazione di oltre il 10% contro una media europea del 6,9%, lo si deve in particolare all’impulso che abbiamo dato con la nostra strategia da first mover.

Siamo stati innovativi nell’approccio di mercato: col sussidio all’acquisto dei terminali, del tutto inedito in Italia, abbiamo minimizzato per i consumatori le soglie all’ingresso di una tecnologia che ha rappresentato molto più dell’Italian Way all’uso di internet, visto che è diventata la Global Way all’uso di Internet, come è dimostrato dal boom dell’iPhone, degli smart phones e del mobile internet nel mondo.

Siamo stati i primi a introdurre in Italia formule all inclusive, con ore di chiamate e videochiamate, contenuti multimediali scaricabili, Sms, Mms e videomessaggi, liberando gli italiani dalla schiavitù delle tariffe, delle fasce orarie, delle direttrici di traffico. Non per nulla abbiamo una percentuale di abbonati vicina al 35%, la più alta sul mercato e la più simile alle medie europee.

Siamo stati innovativi anche sul piano del controllo dei costi: abbiamo introdotto per primi nel nostro Paese anche una diversa modalità di gestione della rete mobile, affidandone ad Ericsson lo sviluppo e la manutenzione.

Abbiamo offerto per primi in Italia l’HSDPA, l’evoluzione dell’Umts che ha rappresentato la prima vera realizzazione della banda larga mobile. Siamo stati i primi al mondo a lanciare la TV Digitale Mobile in tecnologia DVB-H (Digital Video Broadcasting – Handheld). I primi a proporre al mercato un’offerta all-inclusive per portare sui videofonini a banda larga il meglio del mobile internet, grazie ad accordi con Microsoft, Google, Yahoo!, eBay e Skype. I primi a proporre un terminale low cost specificamente progettato per l’accesso ai social network.

Infine, siamo stati innovativi anche nella green economy: non solo abbiamo aderito volontariamente al protocollo di Kyoto, ma siamo anche la prima azienda di telecomunicazioni a 0 emissioni nel Paese, obiettivo raggiunto attraverso l’utilizzo di elettricità ricavata unicamente da fonti energetiche rinnovabili, la commercializzazione dei primi videofonini ecologici rigenerati e l’acquisto di crediti di emissione generati da progetti di teleriscaldamento a biomassa".

L’Italia è da anni ai primi posti al mondo per diffusione di cellulari. Ma a che punto siamo in particolare per quanto riguarda l’utilizzo di internet su dispositivi mobili rispetto agli altri Paesi?

"Comscore ha sancito qualche settimana fa il primato italiano per il numero di smartphone: 15 milioni di terminali multimediali capaci di collegarsi a internet ci mettono sul tetto d’Europa in termini di penetrazione. Sullo usage i grandi trend cominciano a delinearsi e i social media in mobilità sembrano avere un importante ruolo propulsivo nel nostro paese. Informazione, intrattenimento, news, comunicazione interpersonale, fanno il resto".

Indubbiamente la diffusione del mobile internet su larga scala negli ultimi tempi ha fatto passi in avanti molto importanti. Quanto ha influito un fenomeno “commerciale” come l’iPhone Apple?

"Ha influito molto, in particolare per quello che riguarda il segmento consumer. L’iPhone ha soprattutto il pregio di essere facile da usare e di offrire un grande schermo tattile di alta qualità. Però credo che l’esplosione delle chiavette abbia influito oggettivamente di più. Per quanto riguarda 3 Italia, i dati sono impressionanti: mentre rappresentiamo il 10 % del mercato voce in Italia, siamo il 30% del mercato dati, quota raggiunta principalmente attraverso il successo delle nostre chiavette e delle nostre formule tariffarie. Ormai trasportiamo 64 Terabyte di traffico dati al giorno: erano 20 solo 18 mesi fa…"

L’avvento della tecnologia LTE di cosiddetta 4G (quarta generazione) in che modo potrà migliorare la fruizione di internet con dispositivi mobili?

"LTE promette di aumentare le prestazioni del wireless internet, offrendo più banda alle applicazioni video. In realtà, senza un incremento delle frequenze disponibili, LTE rischia di non raggiungere l’obiettivo che ne giustificherebbe un rapido deployment, ovvero un aumento della capacità di banda tale da scongiurare i rischi di broadband crunch, che preoccupano soprattutto gli operatori con grandi basi clienti e che non hanno una rete nata e pensata per i dati".

In un’intervista a Libero di gennaio, in merito a una risorsa come la banda larga, ha dichiarato: “coinvolge risorse di dimensioni tali per cui in questo momento non può avere la precedenza su altre priorità come gli ammortizzatori sociali, il lavoro, la sanità, la sicurezza”. Ciò non potrebbe “condannare” l’Italia a inseguire gli altri Paesi?

"L’Italia è purtroppo già in posizioni di retroguardia per quanto riguarda l’ICT. La mia considerazione era essenzialmente legata alla necessità di valorizzare al massimo il fattore tempo: puntando sul mobile, semplificando procedure autorizzative e con il concorso degli enti locali, degli operatori, delle aziende manifatturiere, nel giro di 24 mesi e con investimenti tutto sommato contenuti, si potevano – si possono – portare i 2 MBps a tutti gli italiani, collegando in fibra le 50000 antenne radio installate. In ultima analisi, eliminando il digital divide primario, intollerabile per l’economia di un Paese del G8. Questa proposta ha avuto un riscontro limitato a pochi addetti ai lavori, mentre il dibattito è accesissimo sul tema della banda larga e ultra-larga.

La mia posizione sulla banda ultra-larga è univoca: è un’esigenza fondamentale del Paese, al pari delle grandi riforme strutturali che riguardano lo sviluppo dell’Italia, dal fisco alla previdenza. E’ un’esigenza fondamentale che richiede una risposta immediata attraverso un modello operativo e finanziario che metta assieme gli operatori Tlc e le media companies, lo Stato e il mercato. Ad oggi, però, anche per i veti posti da soggetti che non hanno il passaporto italiano, il meccanismo di funzionamento di questo modello non è stato ancora messo a punto".

Per investire sia nel comparto di internet che in quello delle Tlc reperire risorse non è facile. Sempre nell’intervista a Libero lei ha spiegato: “è triste dirlo. Il sistema finanziario aiuta chi ha già i soldi. Noi abbiamo un azionista particolarmente ricco e con noi le banche sono sempre disponibili”. Un sistema di questo tipo può essere un freno per la crescita?

"La realtà è più complessa di quella che si riesce ad affidare alla sintesi giornalistica. L’azionista di 3 garantisce direttamente i finanziamenti e per questo paga interessi passivi inferiori a quelli pagati da altre società. Se guardiamo alle cause principali della crisi finanziaria che stiamo vivendo, è evidente però che pagare i bonus ad un banchiere in rapporto a quanti mutui è riuscito erogare invece che a quanti mutui è riuscito a farsi restituire, come è avvenuto negli States, è potenzialmente letale per il sistema. Il principio della rigida separazione tra attività a elevato rischio e gestione ordinaria dei depositi non può essere negoziabile.

Le banche italiane hanno una propensione al rischio inferiore a quella riscontrabile in altri contesti finanziari nazionali, e questo effettivamente ha contribuito a ridurre l’impatto della crisi nel nostro Paese, ma rischia di essere un freno quando l’economia deve superare l’inerzia per riprendere a crescere, soprattutto in un Paese dove la piccola e media impresa sono la parte preponderante del tessuto produttivo. In prospettiva guardo con grande interesse a modelli web-based come quello di Kiva, una società che permette ai suoi utenti di erogare microcrediti agli imprenditori dei Paesi in via di sviluppo. Il tasso di restituzione a sei mesi è superiore al 96%".

Una società importante come la vostra in futuro potrebbe lanciare iniziative sulla falsariga di Working Capital di Telecom Italia, alla scoperta di nuovi talenti e progetti innovativi?

"Noi abbiamo puntato sull’innovazione come condizione di sopravvivenza sin dall’inizio. Per noi mettere a frutto nuovi talenti e progetti innovativi è un modus operandi che ci caratterizza dal 2001. Penso alle tante garage company che hanno lavorato con 3 per mettere a punto applicazioni, funzionalità, creatività necessarie per offrire un servizio così sofisticato come il 3G. Il tutto embedded, senza investire in visibilità esterna".

Il 25 marzo lei ha partecipato al Voip Day 2010 a Roma. La diffusione dei servizi Voice Over IP, e in particolare di Skype, rappresenta una minaccia o un’opportunità per le grandi compagnie attive nel comparto delle Tlc come 3?

"Noi siamo stati i primi a sdoganare gli Internet Player nella industry del mobile. Abbiamo avuto un approccio aperto che le altre Telco hanno fatto fatica ad abbracciare con lo stesso time to market. E’ chiaro però che la penetrazione di Skype nel mobile è funzione del grado di sviluppo del mercato Internet in generale. E l’Italia, in questo campo, non tiene ancora il passo di paesi come l’Inghilterra e la Germania…"

Poche settimane dopo la pubblicazione su La Repubblica della lettera di Pier Luigi Celli, in cui il direttore della Luiss invitava il proprio figlio a lasciare l’Italia, lei ha pubblicato su Facebook una lettera indirizzata a suo figlio in cui, viceversa, lo invita a rimanere. E’ ottimista in merito al futuro del nostro Paese?

"Resto ottimista, nonostante l’evidenza di alcuni fattori di arretratezza del Paese, perché trovo altrettanto evidenti punti di forza che è impossibile imitare da parte di qualsiasi competitore internazionale: la creatività, il territorio, il patrimonio storico-artistico, solo per citarne alcuni. Il mio punto è che la mia generazione ha un debito morale con le generazioni future: indurle a gettare la spugna è una tentazione che non voglio nemmeno prendere in considerazione. Si può, e si deve, andare all’estero per completare il proprio percorso formativo, ma poi è al nostro Paese che possiamo e dobbiamo dedicare le nostre capacità con fiducia. Come accade in Paesi che sono magari molto più lontani di noi dalla realizzazione di una compiuta modernità.

In particolare, lo sviluppo delle reti a banda larga e ultra-larga e dei modelli di organizzazione sociale che oggi etichettiamo come 2.0 avrà un impatto fortissimo proprio su alcuni dei deficit strutturali del Paese, come l’eccesso di burocrazia, la produttività relativa inferiore a quella degli altri Paesi leader, la competitività delle nostre Pmi, il sistema dei trasporti, il sistema formativo, il sistema sanitario. Per questo, quella della banda larga è una priorità irrinunciabile del Paese".

L'Italia è il Paese meno social d'Europa: questo studio spiega perché
L'Italia è il Paese meno social d'Europa: questo studio spiega perché
Pietro Scott Jovane, ad Microsoft Italia: con l’accordo Ue sui browser “maggiore trasparenza”, ma l’IT è a rischio occupazione
Pietro Scott Jovane, ad Microsoft Italia: con l’accordo Ue sui browser “maggiore trasparenza”, ma l’IT è a rischio occupazione
Franco Bernabè intervistato da Dialoghi Digitali: “Sud Italia bacino di grande ricchezza inventiva”
Franco Bernabè intervistato da Dialoghi Digitali: “Sud Italia bacino di grande ricchezza inventiva”
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni