Tra la candidata alle primarie del Partito Democratico USA Elizabeth Warren e il numero uno di Facebook Mark Zuckerberg non corre buon sangue, questo ormai è palese: la senatrice del Massachusetts ha anticipato di voler mettere in riga il social network sul rispetto della privacy e della concorrenza, mentre il fondatore ha promesso di essere pronto a combattere pur di evitarlo. Dopo la pubblicazione di una serie di audio nei quali Zuckerberg attacca la candidata (e dopo la risposta a mezzo social di quest'ultima) lo scontro non sembra però ancora destinato a placarsi: in una serie di tweet pubblicati ieri sera Warren è infatti tornata ad attaccare Zuckerberg, arrivando ad affermare in modo indiretto ma abbastanza chiaro che Facebook potrebbe arrivare a influenzare intenzionalmente l'esito delle prossime elezioni in favore di uno dei candidati.

La senatrice porta ad esempio l'incontro avvenuto tra Zuckerberg e Trump a metà settembre, dopo il quale il social ha aggiornato alcune delle regole in vigore sul social. A partire da inizio ottobre in effetti i politici possono pubblicare annunci pubblicitari di stampo politico senza che la veridicità dei fatti riportati venga controllata dai servizi di controllo ai quali normalmente si affida la società; il sistema si limiterà invece a segnalare falsità già precedentemente smentite. La modifica secondo diversi osservatori apre la strada a campagne di disinformazione potenzialmente in grado di influenzare gli elettorati, ma non è necessariamente legata all'incontro tra Zuckerberg e l'attuale presidente USA. Il collegamento l'ha fatto Warren implicando una certa dose di dolo da parte del social: "stanno consentendo a Trump di spendere più di un milione di dollari alla settimana per annunci che contengono evidenti falsità".

Per la candidata alle primarie Facebook ha già contribuito una volta all'elezione di Donald Trump per non aver prestato abbastanza attenzione alle campagne di disinformazione provenienti dalla Russia, ma questa volta il gruppo sta andando anche oltre, "aiutando intenzionalmente un candidato a fuorviare il popolo americano e contemporaneamente dipingendo le candidature degli altri come minacce esistenziali". Quest'ultimo riferimento in particolare è a se stessa, o meglio al commento che Zuckerberg ha fatto sulle intenzioni della senatrice di porre l'azienda sotto attento scrutinio: una "minaccia esistenziale" – o meglio un'accusa che per Warren dimostra che nel corso di queste elezioni il gruppo si trova nel mezzo di un potenziale conflitto di interessi, sul quale il senato dovrebbe indagare facendo testimoniare il fondatore e gli altri manager sotto giuramento.